Corro perchè….

A tutti quelli che mi chiedono perché corro –e vi assicuro che sono molte le persone che non capiscono-posso solo provare a spiegare le mie personalissime motivazioni. A volte faccio fatica persino io a capirci qualcosa, intendo qualcosa di razionale, perché in ogni mia azione la razionalità c’entra poco e l’istinto la fa da padrone; per qualcuno è pura follia, ma voi che amate questa disciplina come me vi unirete al coro del “Se non provi non puoi capire”.

Stamattina ad esempio……..

Reduce da un allenamento di ripetute in salita, corse sotto un’acqua torrenziale, mi godo la soddisfazione di essermi imposta l’uscita prevista nonostante il meteo inclemente; vi assicuro però, che mentre le mie scarpe si trasformavano in barche allagate, e il mio cuore scoppiava…. e i miei polpacci, i miei bicipiti femorali e si, anche il mio fondoschiena (non necessariamente in quest’ordine) gridavano pietà, per un attimo mi son posta anch’io la fatidica domanda: “Ma chi te lo fa fare? PERCHE’??!?”

Ancora oggi non so dare una risposta esauriente: la corsa, ormai da qualche anno, è parte integrante della mia vita ed è diventato lo strumento perfetto per veicolare parte della mia energia; è passione vera per la quale si trova sempre, e ribadisco SEMPRE, tempo e denaro, è collante sociale non indifferente grazie al quale ho conosciuto persone splendide; é nutrimento continuo e necessario per la mia autostima, sempre bisognosa di conferme….. Amo lo sport, la fatica e la corsa in modo particolare per le forti emozioni che sa trasmettere, per la straordinaria lucidità mentale che spesso mi regala e per la costanza e la dedizione che richiede: qualità che ho scoperto di possedere grazie ad essa. Ma ci sono corse che ho anche odiato, e forse ha ragione chi definisce il running come una droga di cui, una volta sperimentato il benessere psico-fisico che ne deriva e l’esaltazione da endorfine che scatena, non si riesce a fare a meno: in un delicato equilibrio fra amore ed odio, la corsa rappresenta una delle tante metafore della vita secondo cui non può esistere la gioia senza la tristezza (mi è piaciuto “INSIDE OUT” per aver messo in evidenza l’ovvio che così scontato non è), il piacere senza la sofferenza, il “sapersi rialzare” dopo l’ennesimo sgambetto. Non so se correre mi abbia reso caratterialmente più forte o se, più semplicemente, abbia contribuito a far emergere qualità già esistenti…banalmente amo crogiolarmi nell’idea che mi abbia resa una persona migliore rispetto a quando non correvo e il divano era l’amore indiscusso della mia vita (lo è ancora, e forse ancor più di prima ma non ditelo a nessuno).

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