Il mio tacco 12

Ebbene si, dopo tanti “Massì, prima o poi lo faremo, tanto non cambia nulla”, finalmente ci siamo decisi: il giorno 13 febbraio, alle ore 17.00, alla faccia della scaramanzia, io e il Mene ci sposiamo. E non è vero che non cambia nulla, cambia tutto; conviviamo ormai da 17 anni, con alti altissimi, e bassi che più bassi non si può, che il bianco del Dash a confronto “ce fà ‘na sega… il nostro è da sempre un rapporto movimentato, siamo entrambi delle primedonne con una forte personalità, poco inclini al conformismo e il clamore dei nostri litigi spesso varca i confini ristretti della nostra realtà paesana di 400 anime, facendo nascere alcune leggende metropolitane degne del miglior sceneggiatore hollywoodiano. Quanti silenzi, quante lacrime e recriminazioni, quanto rancore anche! Maurizio è una delle poche persone in grado di scatenarmi gli istinti più bassi e le reazioni più violente : nonostante tutto questo, o forse anche grazie a tutto questo, con lui ho vissuto e vivo tutt’ora momenti di vita straordinari, quelli che ti fanno dire ad una certa età: “Ok, posso anche morire domani, ma caspita, HO VISSUTO!!!”. La cosa bella e fondamentale è che, contro ogni previsione, aldilà di tutto, ci siamo sempre, puntualmente ritrovati e tratto importanti insegnamenti da cui ripartire con rinnovato vigore.

Diciamolo: dopo 17 anni di convivenza, due figli che sono fonte continua di meraviglia e sfide, sono tanti i periodi in cui ci sopportiamo, e il fatidico momento in cui anche i migliori pregi si trasformano in difetti è passato da un bel po’…contrariamente a quanto accade all’inizio di ogni relazione coinvolgente, dove anche i difetti  peggiori ci appaiono magicamente come pregi! Però…..

Da quando abbiamo formalizzato la pratica, ho un sorrisino ebete stampato in faccia, forse sono anche un po’ felice, sicuramente elettrizzata e piena di energia “nuova”, come se la decisione di unire le nostre vite in questo contratto, a norma di legge, oltre a “cautelarci vicendevolmente” – che poi è il motivo principale che ci ha spinti verso la decisione del grande passo – aggiunga al nostro rapporto un pizzico di poesia oltre alla legittimità. Si, qualcosina cambia: so già che faticherò non poco a identificare il Mene come “mio marito”, suona strano alle mie stesse orecchie, per me è e resterà sempre IL MENE, il folle Mene, con i suoi eccessi, la sua arroganza e la sua straordinaria umanità.

Maurizio è il mio “paio di scarpe comode”, quelle che dopo l’iniziale periodo di adattamento, dopo avermi provocato un paio di dolorose vesciche e un callo che puntualmente mi fa dannare, indosso sempre volentieri perché so che posso camminarci ore e ore senza problemi…. un po’ come indossare un paio di scarpe da ginnastica dopo ore di tacco 12: goduria e sollievo. Certo, come non subire il fascino e la tentazione del famigerato tacco, con la sua promessa di trasformarmi istantaneamente nella regina sexy della femminilità? Ma per quanto? Dopo un paio d’ore, il mio unico scopo della vita è quello di risparmiare alle mie estremità ulteriori minuti di tortura e riassaporare quell’indescrivibile sensazione di “welcome home” del mio vecchio paio di scarpe. Devo riconoscere comunque che il mio futuro marito (oddio, che strano anche scriverlo) è bravissimo anche nella sua veste di “tacco 12”, che non guasta, anzi: un’occhiata che è una carezza, piccole attenzioni che assumono dimensioni proporzionalmente enormi man mano che il tempo scorre, il non essere MAI banale: sarò banale io quando concordo con chi afferma che un rapporto d’amore va continuamente nutrito, stimolato, amato…..amo pensare che il nostro sia uno di questi legami, so per certo che io, il mio paio di scarpe comode, l’ho trovato e non ho intenzione di toglierle per il resto dei miei giorni

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