Quando gareggia tuo figlio

Prendermi un periodo di pausa dal lavoro è una delle migliori decisioni che potessi prendere: dopo più di venti anni spesi in una realtà commerciale stimolante ma logorante dal punto di vista fisico e che ha penalizzato pesantemente la mia famiglia, ero arrivata ad un punto di saturazione tale da rendermi quasi insopportabile l’idea di trascorrerci un giorno in più della mia vita. Il famoso “punto di non ritorno”.

Avevo messo al mondo due figli per non vederli praticamente mai? E “condannarli” alla rinuncia di un qualsivoglia hobby o attività extrascolastica, che a mio avviso dovrebbe essere la normalità, mi riempiva di sensi di colpa; che poi questa attività fosse praticare uno sport qualsiasi piuttosto che suonare uno strumento musicale o imparare l’arte dell’origami poco importava. Così, più che pronta per dedicarmi completamente alla famiglia (per almeno un paio di anni), sto assaporando all’inverosimile ogni singolo momento della loro crescita, ogni loro passo nel cammino della vita: non mi sembra vero semplicemente ESSERCI, poterli seguire nei compiti, fare colazione insieme la mattina ed essere a casa al loro ritorno. Sono cose impagabili, come i loro “Mamma, ancora non ci credo che suoniamo il nostro campanello e non quello di nonna quando rientriamo da scuola”, adoro i nostri momenti di condivisione, a volte banali (ma comunque bellissimi), a volte tragi-comici, spesso indimenticabili, come il giorno della loro personalissima scelta riguardo l’attività extrascolastica: wow, finalmente basta solo scuola!

Alberto, 13 anni, è alle prese con i suoi primi scompensi ormonali/adolescenziali (aiutooooooo), poco incline all’attività sportiva o a qualsiasi attività che richieda un minimo impegno fisico, poco importa che sia calcio, atletica, basket o quello simulato della wii… Dopo aver scartato l’opzione scacchi, il già citato origami e “rassegnatosi” all’idea di non poter trascorrere ogni suo singolo minuto libero leggendo (si, Alberto è un divoratore di libri, che va benissimo, però dai, insomma…. Ci siamo capiti), sembra che abbia finalmente trovato la sua ispirazione nel teatro. Perfetto, il teatro è un’ottima scuola di vita, mamma è felicissima, caro Alberto, anche se non dovessi diventare un attore famoso, ma fai del tuo meglio per diventare un attore bravo e ti stupirai delle emozioni indescrivibili che il palco saprà regalarti.

Stefano, 8 anni in un fisico di almeno 11, all’opposto, è una fonte di energia inesauribile; la sua scelta è stata chiara e soprattutto convinta fin dall’inizio: nuoto. Perfetto, il nuoto è lo sport completo per eccellenza, mamma è felicissima, caro Stefano, anche se non dovessi diventare il Michael Phelps del futuro, ma impegnati per acquisire una buona tecnica e soprattutto, divertiti!

Ed è stato ciò che gli ho detto in occasione della sua prima “garetta ufficiale”, circa un mesetto fa: “Nuota al tuo meglio, stai solo facendo esperienza, non importa se arrivi primo, secondo, terzo o ultimo, DEVI PRIMA DI TUTTO DIVERTIRTI”. Tutto vero, tutto ovvio, tutto scontato, ma se c’è una cosa che ho imparato da quando sono mamma, è che quando si tratta di figli, dei nostri figli, di ovvio e di scontato non c’è nulla. Normale e bellissimo che sia così. Infatti quel giorno….

Domenica mattina, una delle mie poche non dedicate alla corsa lunga (in realtà il mio lunghissimo di 30 km previsto in tabella l’ho anticipato il giorno prima proprio per godermi appieno il debutto di Stefano), piscina comunale di Gardolo: mi ritrovo in mezzo ad una folla di genitori scalpitanti, tutti lì per lo stesso motivo per cui anche noi, io, Maurizio e Alberto abbiamo rinunciato volentieri al dolce dormire del giorno di festa. Pur essendo ancora una novellina dell’ambiente, riconosco subito i genitori navigati: sono quelli che si prodigano di indicazioni e consigli non richiesti, quelli superdisinvolti, quelli che sanno indicare il campioncino di turno ad occhi chiusi perché è “solamente” la ventesima gara a cui partecipano i loro figli, magari perché il campioncino di turno è uno dei loro figli, e chiama tutti per nome, bagnini compresi. Ci sono poi i genitori principianti, quelli come me, e tutto mi appare nuovo, caotico ed elettrizzante….. Comincio a mordicchiarmi le unghie appena il nome di Stefano viene scandito dall’altoparlante dello speaker.

 Ecco: ma chi credo di prendere in giro? Si, divertirsi è importante, fondamentale direi. Però quando questi piccoli, teneri atleti si posizionano sul blocco di partenza, non riesco a fare a meno di immaginare come possa sopravvivere alla tensione e all’adrenalina una mamma o un papà di un campione vero, uno di quelli che partecipa ad una manifestazione nazionale, mondiale o addirittura olimpica. Il mio cuore sta letteralmente scoppiando, neanche ci fossi io su quel blocco!! E la salivazione è praticamente azzerata come quando sostenevo un’interrogazione orale ai tempi di scuola: la celeberrima “secchezza delle fauci” di ogni bugiardino che si rispetti, solo che in questo caso i farmaci non c’entrano nulla, cuore di mamma è qualcosa che va oltre. Alberto percepisce un po’ di tensione ed è pure lui vittima di un po’ di ansia da prestazione, tanto che non riesce nemmeno a godersi il tuffo stupendo di suo fratello perché gira la testa per non soffrire: occhio non vede, cuore non duole.

Le mie mani tremano scandalosamente, e il video che mi ero ripromessa di girare alla fine si riduce ad un ammasso sfocato di immagini delle pareti del complesso, della ripresa appena decente del bimbo in corsia 6-pecccato che mio figlio sia in corsia 5-con la mia cantilena agonia di sottofondo: “Dai, forza Stefano, ancora due bracciate, non farti superare ti pregoooooo” sussurrato a denti stretti per concludersi con un bel “Biiiiipazzzzo” quando manca il podio per tanto così. Pazienza, tanto l’importante è fare esperienza e divertirsi, giusto? E per fortuna Stefano vive tutto questo nel modo migliore, anche se, sotto sotto, è un vero agonista e votato al perfezionismo. Del resto, a chi non piace vincere? E quando la settimana successiva è successo, che arrivasse primo nella sua batteria, ho maledetto la batteria scarica del mio smartphone che non mi ha permesso di immortalare il suo sorriso a 64 denti una volta resosi conto di aver ottenuto la sua prima, piccola vittoria. In compenso Maurizio ha immortalato me per tutta la durata della sua frazione e rivedendomi mi sono resa conto che quando si tratta dei miei figli, sono in tutto e per tutto uguale ad ogni mamma del mondo.

 

 

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