Felice nella mia pelle

Negli ultimi giorni una domanda fa capolino sempre più spesso nella mia testa: sarò pronta per esporre la mia testimonianza di figlia adottiva adulta ad un gruppo di genitori che hanno appena intrapreso il loro tortuoso viaggio nel mondo dell’adozione? Sono stata contattata da un’associazione di genitori adottivi qualche settimana fa, e mi è stato chiesto se fossi disposta a condividere la mia storia con loro e con alcune coppie in attesa del loro primo figlio. Ho sorpreso tutti, me stessa in primis, accettando subito senza pensarci troppo. Per eventuali dubbi ci sarebbe stato tempo, e infatti…

L’incontro è previsto per domani, e pur sorprendendomi per la tranquillità che sfoggio (apparente?), non posso fare a meno di chiedermi in quale misura la mia personalissima esperienza adottiva possa arricchire o “minare” il percorso di queste coppie. Posso dirlo? Sono lusingata e consapevole dell’importanza del mio particolare ruolo di “ambasciatrice” in una tematica così complessa e delicata.

Chi mi conosce da poco stenta a credere che io fossi una Kim incazzata col mondo intero, che camminava a testa bassa per non incrociare lo sguardo di nessuno, soprattutto quello dei miei “simili orientali”, che reagiva aggressivamente a qualsiasi domanda sul “Da dove vieni? Non vorresti conoscere i tuoi VERI genitori?”…. Oddio, mi rendo conto che non è così semplice e scontato parlarne, sto “lavorando” su questo post da qualche giorno ormai….

Certo che mi piacerebbe rintracciare i miei genitori bio, me lo sogno praticamente ogni notte; è un percorso difficile, una “mission impossible” che però mi serve per tener sempre vivo il lumino della speranza, uno dei tanti sogni che serve coltivare per nutrire la mia anima sempre affamata. Dicono che un figlio adottato si porti dentro un buco nero tutta la vita, e forse è vero: però sento di poter affermare che quella che nel mio caso era una voragine, piano piano si è trasformata in buco per diventare, oggi, un piccolissimo foro da cui “sbircio” ogni tanto quando ho bisogno di una bella scrollata per rimettermi in sesto. Domanda: come posso definire la mia esperienza adottiva? Oggi, 17 marzo 2016, dico COSTRUTTIVA. Ho sofferto molto, ho fatto soffrire di più, ho pianto tanto, ho fatto scorrere fiumi di lacrime…. Soprattutto sono diventata madre, di sangue, che per me contava molto, e da questa nuova prospettiva apprezzo ogni giorno di più mamma Emma e con lei tutti quei genitori con una piccola ma indispensabile marcia in più. Sì, perché bisogna avere due palle così, oggi, in Italia, per decidere di buttarsi in questa avventura. Non sono certamente eroi, queste mamme e questi papà, ma ci somigliano tanto: in un’altalena emotiva dove si susseguono snervanti attese, speranze in grado di dare un senso alla propria vita e cocenti delusioni, alla fine questo figlio finisci per amarlo più che se lo avessi portato in grembo 9 mesi; è il figlio dell’attesa senza fine,è un figlio di cuore, è un figlio dell’anima, è un figlio d’amore anche se, dispiace dirlo, è anche un figlio “discriminante” all’insegna di un indice ISEE adeguato.

Non esistono genitori di serie A o serie B, esistono genitori e basta, e quanto è dura a volte!! Mamma Emma ama sempre raccontare di come si sia innamorata a prima vista della sottoscritta, appena ricevuta la mia primissima foto, nonostante da quella stessa foto sembrasse mi mancassero tutte le dita della mano sinistra (in realtà tenevo in mano un biscotto, ma sembrava veramente che avessi una mano mozza). Indovinate, secondo voi qual è stata la prima cosa che ho chiesto al chirurgo che mi ha fatto il cesareo quando è nato mio figlio Alberto? “Ha tutte le cinque dita alle mani?” Come nella migliore tradizione famigliare, tutto si tramanda di generazione in generazione, anche le paranoie, ma come io avrei amato più della mia stessa vita quel piccolo fagottino anche se fosse stato senza dita, allo stesso modo mamma Emma mi avrebbe accettata ed amata con qualsiasi menomazione. Sono tutte belle le mamme del mondo, per certe cose sono tutte uguali e per fortuna che è così. Il fatto che io abbia intrapreso la ricerca dei genitori bio non toglie nulla al sentimento che provo nei confronti di mamma Emma: lei E’ e SARA’ SEMPRE la mia mamma, adorata, qualche volta odiata, spesso incompresa ma indissolubilmente MADRE.

E’ un paradosso che io ne parli in questi termini, perché mai come in questo periodo io e mia madre siamo lontane anni luce, per svariati motivi, incapaci di trovare un filo conduttore in grado di riportarci alla magica sintonia di un tempo. Se c’è un consiglio che mi sento di poter dare alla mia “platea” avendo la certezza che sia un buon consiglio, sarebbe sicuramente questo: non abbiate paura di trovare una qualsiasi forma di dialogo con i vostri figli, adottivi o naturali poco importa, sempre “ ‘u pezzo accore” sono, il silenzio a volte urla più di mille voci a squarciagola e fa più danni di un falso orgoglio ferito. Credo di aver finalmente imparato ad accettarmi, ho ”parzialmente perdonato” per il mio abbandono e me ne sono fatta una ragione, anche se sarebbe bello scoprirne prima o poi il motivo, così, tanto per metterci definitivamente una pietra sopra. Se è vero come dice il buon Moccia che la felicità non è né una parentesi, nè un attimo, né uno stile di vita che si compra, ma una sensazione che si può solo vivere, ebbene…. Io sto vivendo benissimo nella mia pelle, finalmente, e rivivendo alcuni bei tempi passati, mi rendo conto di come certi ricordi acquistino un valore inestimabile con lo scorrere del tempo e si trasformino in diamanti, le pietre più dure e preziose, in grado di illuminare con la loro luce i segreti più bui della vita.

Cara Emma, avrò anche due mamme, ma la più mamma di tutte sei stata e sarai sempre tu.

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7 thoughts on “Felice nella mia pelle

    1. Bello il paragone con la matematica caro Dennis, io ce la metto tutta, poi vabbè…. per continuare ad usare la matematica come “metafora”, ogni tanto mi inchiodo sulla prova del 9 ma anche questo serve :-)). Un abbraccio anche a te e grazie!

  1. Bellissimo raccontoKim, toccante e sincero, siete una famiglia fantastica tu ed il Mene, con dei figli adorabili, vi voglio tanto bene,
    Maurizio Boscheri

    1. Ciao Maurizio, è bello rendersi conto che il “mio messaggio” venga recepito in modo positivo, anche grazie ai commenti come il tuo, e hai perfettamente ragione: siamo fortunati, e io ho senso solo con loro. Ti abbracciamo forte.

  2. Ciao Kim, anch’io sono stata lasciata da mio papá, è morto appena sono nata.
    Chiedo scusa se non ho le parole giuste per esprimere il mio sentimento riguardo al fatto di crescere senza il padre che non è lo stesso che senza madre. Ricordo però che anche mia madre non poteva stare accanto a noi… Come penso che avrei desiderato… Tutto sta li, nei pensieri…
    Nel cuore può esserci ben altro di più profondo per le nostre vite: L’amore che non è mente, è sentimento!

    1. Cara, non scusarti perché le tue parole sono bellissime e arrivano direttamente li, in quel cuore custode della nostra parte più bella

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