Tabella perfetta, gara disatrosa

Fra qualche giorno sarò in Friuli Venezia Giulia a correre la maratona dell’Unesco, un’occasione imperdibile per godersi due siti appartenenti al suo patrimonio mondiale, per varcare per la prima volta i confini di questa regione ricca di storia e di fascino, e per ritrovare un paio di amici friulani tra cui quell’Alessandro già nominato in uno dei miei post. Da quella spallata alla maratona di Venezia del 2014 è nato un simpatico rapporto che in questi mesi mi ha portato a conoscere anche sua moglie e ad allargare la cerchia comune di amici runners. Non c’è niente da fare, sono sempre più convinta che la corsa, e lo sport in generale, sia un “collante sociale” formidabile perché molte delle mie amicizie più importanti sono legate a questo mondo.

Dicono che il percorso di questa gara sia molto veloce, e questo dovrebbe galvanizzarmi, ma devo confessarvi una cosa: può essere anche il percorso più veloce del mondo, ma non sono assolutamente pronta per correrla al meglio delle mie possibilità. Ho sempre “snobbato” le manifestazioni primaverili perché richiedono la loro preparazione durante i freddi mesi invernali, e anche se è risaputo che il vero nemico del runner è il caldo, ho sempre preparato le mie migliori maratone durante i torridi mesi estivi. Sarà che in inverno c’è meno luce, sarà che mi ritrovo sempre con una zavorretta di un paio di chili in più, sarà che anche a livello motivazionale insieme agli orsi trentini vado un po’ in letargo anche io, preferendo il connubio perfetto composto da fuoco acceso e buon libro. La verità è che stavolta non avevo nessuna tabella da seguire, e lunedì prossimo sarà già un successo arrivare al traguardo in piedi e non in ginocchio.

Avere un programma da seguire è importante, soprattutto a livello mentale: personalmente, nonostante l’esperienza non mi manchi, avere a disposizione una tabella fatta da terzi, fa scattare un meccanismo in grado di portare la motivazione alle stelle: quella che mi fa alzare all’alba per correre con il fresco, che mi porta per l’ennesima volta in ciclabile, di cui conosco ogni buca, ogni crepa, ogni riscontro cronometrico riferito alla quarta fila di vigne del campo del Bepi a destra e al meleto del Toni a sinistra per le amate/odiate ripetute…. Quella motivazione che serve per schiodarmi dal divano anche quando trasmettono le repliche di Heidi, per non tuffare l’ennesimo cucchiaino nel barattolo della Nutella, per fare i salti mortali per incastrare il lunghissimo previsto la stessa domenica della grigliata programmata da mesi dagli amici di Bolzano (Ehmm, arriverò un po’ in ritardo, vero che mi fai fare una doccia? Maurizio e i bambini arriveranno prima di me, con la borsa del cambio e vi daranno una mano). Che sia l’amico fidato, il collega super esperto, piuttosto che l’allenatore di riferimento, poco importa: il fatto che sia una terza persona è determinante, perché anche quando non ne ho voglia e “pizzicarmi la pancia” non è più sufficiente per farmi infilare le scarpette, il semplice fatto di pensare che quella persona abbia “investito” parte del suo tempo (ricchezza infinita) per la mia tabella merita rispetto, e il modo migliore per farlo, scusate il gioco di parole, è “rispettarla” senza scuse o “farò domani”: se c’è una cosa che ho imparato in questi anni di allenamenti, è che una corsa rimandata è quasi sempre una corsa persa.

Tabella e gara perfetta però non sempre vanno a braccetto insieme, e io ne ho avuto conferma qualche mese fa: dopo varie richieste, Alessandro è stato così gentile da predisporre per me un programma di allenamento per la maratona di Venezia (in realtà credo che abbia ceduto alla mia richiesta più per sfinimento che per reale volontà, perché quando mi metto in testa qualcosa, mi comporto peggio di un cane con il proprio osso: difficile che molli la presa). Inoltre, oltre ad essere laureato in Scienze Motorie, sta per diventare anche nutrizionista, perciò durante la preparazione ha aggiunto anche qualche consiglio alimentare mirato che non fa mai male.


Una tabella tosta, ma ben pensata ed adatta per le mie caratteristiche di mulo, quattro mesi scanditi da 4 allenamenti a settimana che mi hanno portato alla migliore forma fisica di sempre: mai stata così veloce, mai stata così “snella” (complice una lunga permanenza in Corea con la sua cucina meravigliosa ma di sicuro non la scelta migliore per un maratoneta), insomma, mai stata così performante e consapevole che avrei potuto ottenere quantomeno una buona prestazione.

Un’altra cosa che ho imparato è che la maratona è una gara molto particolare, delicatissima nei suoi equilibri perché 42 chilometri sono veramente tanti, e spesso basta un niente per “saltare” e rovinare la preparazione di mesi, la tranquillità interiore e la pace famigliare. La miglior tabella di sempre, la migliore forma fisica di sempre, mi hanno regalato la gara peggiore di sempre e l’ennesima conferma di un insegnamento importante: la maratona merita rispetto, dedizione e costanza e anche se è vero che non regala nulla in termini di crono, a me, come a moltissimi altri credo, un regalo lo fa ogni volta ed è il più bello di tutti: chiamatela autoaffermazione, autostima, autoefficacia o autodeterminazione…. Io amo chiamarlo coraggio perché tagliare quel traguardo aumenta ogni volta la sicurezza in me stessa: “Ho corso una maratona? Allora sono in grado di fare anche molto altro, o per lo meno ci provo”

Gare disastrose? Ne ho molte nel mio “curriculum”: la mia ultima maratona di Venezia lo è stata, non è stata l’unica e sicuramente non sarà l’ultima; meno di un mese dopo, però, ero a Verona dove ho avuto il mio piccolo “riscatto” correndo la mia seconda migliore maratona di sempre e soprattutto attribuendo alla tabella di Alessandro il valore che meritava. E vissi felice, contenta e tranquilla….. Almeno per un po’, almeno fino alla prossima. Sarà la maratona dell’Unesco? Ve lo saprò dire…

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