Quando l’apparenza inganna

Ebbene si, spesso l’apparenza inganna. Quante volte vi sarà capitato di farvi influenzare nelle vostre opinioni dalla prima impressione percepita dai vostri occhi? A me frequentemente, purtroppo . Dico purtroppo perché mi ritengo una persona in possesso di quell’istinto in grado di farmi riconoscere subito le persone e le situazioni “giuste” per me e se scatta subito l’alchimia, di solito è un buon segno; per qualcuno è sesto senso, per qualcun altro è affinità elettiva, per altri ancora è “quel certo non so che” tanto indefinibile quanto decisivo nel farci scegliere amicizie, fidanzati e compagni d’avventura. In una società sempre più schiava del tempo, sempre più connessa con tutto e tutti, ma paradossalmente sempre più isolata, sono sempre più convinta che siano i rapporti umani quelli capaci di fare la differenza tra il vivere e il sopravvivere.

Mi sono sempre affidata alle “sensazioni di pelle”, e il mio tanto decantato istinto raramente ha toppato, ma quelle volte che l’ha fatto……l’ha fatto alla grande!!

Siamo tutti più o meno vittime di tanti pregiudizi, a volte anche un po’ succubi direi, legati a luoghi comuni, esperienze pregresse, vincoli culturali e stereotipi: ecco allora che anche io divento prigioniera del pensiero equazione secondo cui una bella ragazza è spesso anche oca, quello secondo cui chi ha il macchinone è pieno di soldi, e chi è in sovrappeso non possa correre più veloce di chi ha tutte le vene in rilievo…. Capita invece che la bella ragazza sia spesso dotata anche di un cervello sopraffino (io vorrei tanto essere Rita Levi Montalcini nel corpo di Pamela Anderson ai tempi di Baywatch), che il proprietario del macchinone sia in realtà la banca e che chi lo guida faccia fatica ad arrivare a fine mese, e che il “panzone di turno” sia molto più veloce di tanti fenicotteri.

E posso forse evitare di essere “vittima” io stessa di alcuni luoghi comuni tipici legati al mio aspetto orientale? Mio marito è stato il primo a “cadere nella trappola”: al nostro primo contatto, ormai più di 17 anni fa, dando per scontato che fossi giapponese mi chiese se fossi disposta a fare da hostess vestita in kimono in una importante mostra di bonsai, dove sarebbe intervenuto un celebre maestro giapponese per una serie di workshops……. So di aver pensato: “Eccone un altro che pensa che due occhi a mandorla significhino solo Cina o Giappone”. In realtà Maurizio è molto più “orientale” di me, nel suo hobby bonsaistico ma anche nel tipico atteggiamento zen che dimostra di avere nelle situazioni più disparate: nella stessa maniera in cui io sono tutto tranne che pollice verde e milioni di altre cose, lui ama alla follia la filosofia che accompagna questa arte antica nata originariamente in Cina e sviluppatasi poi soprattutto in Giappone, e, in misura minore, anche in Corea; eppure chi getta una prima occhiata al nostro giardino pieno di bonsai alternativi è istintivamente portato a pensare “Beh, ovvio, con una coreana in casa”… FALSO!

crazyonpcUn altro esempio tipico? Molte persone, quando vengono a sapere che sono di origine coreana, danno per scontato che io sia un piccolo genio dell’informatica, o quantomeno tecnologicamente competente….. FALSISSIMO!!! Il fatto di essere nata nella terra della Samsung e della LG, non mi ha dotato automaticamente di un genoma predisposto al microchip ed al linguaggio html, anzi, definirmi impedita è farmi ancora un complimento, vero Paolo?: primo perché sono donna, ed è risaputo che il campo informatico è prevalentemente un mondo maschile, secondo perché entra in gioco un fattore generazionale che in alcuni campi mi tiene mio malgrado saldamente ancorata ai vecchi sistemi: solo per dirne una, devo ancora scoprire tutte le potenzialità del mio Garmin, e mi ostino a correre le ripetute su un tratto di ciclabile di tre chilometri (segnati ogni 100 metri) con il polso sinistro circondato da un vecchio, affidabile ed amato cronometro perennemente a vista per verificare di “esserci dentro”, e il solco che si è formato in questi anni di allenamenti ne è il testimone più fedele.

Per non parlare delle “invidie goliardiche” di cui è oggetto Maurizio: “Tu si che sei fortunato, cavolo! Sono sicuro che tua moglie ti tratta come un re, fedele alla tradizione orientale che vuole la donna al servizio del proprio uomo, accondiscendendo a tutte le sue richieste… Del resto, con un faccino così, come potrebbe essere altrimenti? Così dolce, carina e servizievole”….. Ehmmm…… Chi mi conosce bene, mi definisce camionista, seppur nella connotazione più simpatica del termine, ma sempre camionista, quindi non so se rendo l’idea…..

E come non citare quelle occasioni in cui, dopo una prima impressione non proprio lusinghiera, ad un esame più attento ed approfondito, certe persone si rivelano meravigliosamente diverse da come immaginavo? Certo, troppo spesso decido di affidarmi esclusivamente al primo imprinting, che tanto ho un istinto infallibile che non sbaglia mai, che tanto sento le onde di energia positiva o negativa e tutte quelle cose lì…. Ma quanto è bello ammettere ,ogni tanto, quando ne vale la pena, di essermi sbagliata!

Perciò, talvolta, quando il mio istinto mi suggerisce di andare oltre l’apparenza, oltre l’esteriorità, ho deciso di dargli retta perché le volte in cui l’ho fatto, mi ha sempre riservato bellissime sorprese: del resto, ho un istinto infallibile, che non sbaglia mai. Quasi mai.

Nota: sono stata fortemente combattuta sul fatto di pubblicare o meno la vignetta del Mene, temendo di cadere nel cattivo gusto e di scatenare qualche reazione scandalizzata, ma….. Alla fine spero che la prima reazione che avrete sia la stessa che ho avuto io nel vederla la prima volta: una sana risata. Credo che l’ironia e l’autoironia siano fra gli strumenti più efficaci di cui disponiamo per renderci la vita migliore.

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