La borsa per la gara

E’ sabato sera e sul mio social preferito è tutto un susseguirsi di foto che mostrano come la maggior parte dei miei amici, virtuali e non, stanno trascorrendo la loro serata; ecco allora che compare la pizza, la birra che la accompagna, e le facce di coloro con cui la si condivide. Ma anche i piatti di pesce sono gettonatissimi, per non parlare dei dessert.

Compaiono poi strane geolocalizzazioni che mi fanno sapere che Tizio sta mangiando la miglior paella del mondo in un ristorante di Roma, che Caio ha un guaio fisico ed è in attesa da ore al Pronto Soccorso dell’ospedale S. Chiara di Trento, e che Sempronio sta guardando l’ultimo episodio di Hunger Games da qualche parte a Milano. Finita qui? Macchè. Manca la fetta più cospicua, quella di cui faccio parte anche io: di solito il sabato sera la mia bacheca è strapiena di immagini che ritraggono pettorali vari, appuntati diligentemente sulla canotta della società sportiva di appartenenza; di solito, ma spesso dipende dall’esito della gara in questione, a queste immagini corrisponde un’immagine simile il giorno dopo, e cioè la stessa canotta, lo stesso pettorale, entrambi “odorosamente vissuti” (per fortuna dalle foto non si sente, ma se quelle stesse foto potessero parlare, AIUTO) con la protagonista in bella vista: la medaglia, meritata e sudata, stavolta nel senso metaforico ma più vero del termine. Io stessa lo faccio praticamente sempre in occasione delle mie maratone: ormai è diventato quasi un riflesso incondizionato, come se avessi bisogno di veder riconosciuto il mio valore agli occhi del mondo, e guai se entro qualche minuto non arriva qualche “like”: il potere immenso di Facebook! Ci fa sentire tutti, ognuno a modo suo, illusoriamente protagonisti, come se ricevere tanti “mi piace” ci elevi automaticamente allo status di persona di successo. Abbiamo veramente bisogno di questo per accrescere la nostra autostima? Per renderci più sicuri di noi stessi? Non lo so, certo è che anche io ne faccio largo uso e se un mio post è particolarmente azzeccato, cosa volete che vi dica…… Mi piace, un sacco a dirla tutta! Del resto, non sto facendo la stessa cosa con il mio blog? Ok, è uno strumento formidabile e terapeutico per le mie nevrosi, ma vuole essere anche un mezzo di condivisione ad ampio spettro, qualcosa in cui chiunque possa riconoscersi, per un motivo o per l’altro, che sia sportivo o meno. E quanto è  bello realizzare che in qualche modo, incredibilmente, questo sta accadendo.

Cavolo, sto divagando. Ero partita con l’idea di scrivere un post sulla borsa pre gara, quella che noi ammalati di corsa e di gare appunto, di solito prepariamo la sera prima, con cura meticolosa fino a farlo diventare quasi un rituale….. Ma mi sono appena resa conto che devo ancora scriverne oltre a preparare anche la mia. Un po’ come quando vado al supermercato: “Devo prendere solo il burro per fare la besciamella delle lasagne, non mi serve nemmeno il cesto”…….

…………..

Mezz’ora dopo: 80,00 e rotti euro e senza burro; peccato che me ne accorga solo una volta arrivata a casa.

 

A mio parere uno dei migliori pacchi gara di sempre
A mio parere uno dei migliori pacchi gara di sempre

Tornando alla borsa pre gara, ho sempre invidiato coloro che riescono ad ottimizzare lo spazio in una sacca minuscola (per noi donne nessuna borsa sarà mai sufficientemente grande), riuscendo a farci stare tutto il necessario e soprattutto l’indispensabile, come il rotolo di scotch largo per riparare eventuali strappi della sacca da consegnare ai camion della partenza. Le borse di questa tipologia di runners sembrano le borse di Eta Beta, senza fondo e fonte inesauribile di piacevoli sorprese come lo scotch di cui sopra del mio amico Alessandro: né scontato, né banale.

E poi c’è la mia: apriti cielo. Vi dico solo che all’Unesco Cities Marathon dello scorso marzo, per un malinteso con i miei compari, ho consegnato il trolley intero, si, avete capito bene, il trolley, quello che uso come bagaglio a mano e valigia di riserva durante i miei viaggi, ma pur sempre un trolley. Allo sguardo sbigottito dell’addetto alla raccolta e a quello ancora più sbigottito di chi me l’ha riconsegnato all’arrivo ho risposto che arrivavo direttamente dalla Corea e…. “Aaaahhh, allora okkkkkkk”, con 1000 kappa! Anzi, grazie ancora se state leggendo. Secondo voi? Ovviamente ho dovuto scroccare un fazzoletto di carta per soffiarmi il naso e lavarmi un pezzetto alla volta asciugandomi con le salviette del bagno degli spogliatoi (e per fortuna che c’erano) perché non avevo con me nemmeno uno straccio di asciugamano. Ovviamente. Ricordate il burro? Ecco.

Anzi, ora che ci penso, è ora che vada a prepararmela questa borsa. La prima cosa che ci metterò sarà un asciugamano. Ovviamente. Anche se con la testa che mi ritrovo ultimamente non è detto che domani mi renda conto di averci messo dentro anche il burro.

In bocca al lupo a chi gareggerà e buone corse a chi corre per il puro piacere di farlo.

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