Sono una mamma imperfetta

Pretendo troppo dai miei figli? Me lo sto domandando sempre più spesso, soprattutto nelle ultime settimane, dove entrambi sono leggermente sotto pressione per gli ultimi impegni scolastici: Alberto e Stefano, rispettivamente 13 e 8 anni, stanno terminando terza media e terza elementare; cinque anni di differenza che sembrano molti meno, non so ancora se per una spiccata maturità di Stefano, o, al contrario per un’altrettanto evidente immaturità di Alberto (non nel senso negativo del termine): probabilmente entrambe le cose. Un aspetto però salta subito all’occhio: sono legatissimi l’uno all’altro, quasi simbiotici, e per me che non ho mai sperimentato una dimensione simile con i miei fratelli, tutto ciò significa molto.

Non sono una di quelle mamme che riversano sui propri figli le occasioni mancate della propria vita e le sue personalissime aspettative deluse. Cerco di essere una mamma presente, condividendo tanto sport con Stefano e tanto studio con Alberto , condividendo con loro una delle risorse più preziose: il tempo, perché è importante la quantità oltre che la qualità.

FamigliaCredo che il compito primario di ogni genitore sia quello di educare alla piena realizzazione del proprio figlio, con le sue potenzialità e i suoi difetti, aiutandolo a valorizzare le prime e a riconoscere, accettare e cercare di smussare i secondi. Già. Tutto facile a parole. Difficilissimo metterlo in pratica. La perfezione non esiste, né per quanto riguarda i figli, tanto meno per quanto riguarda i genitori.

Dopo qualche anno da mamma, inorridisco quando percepisco una certa invidia nei confronti di un qualsiasi “figlio da manuale”, di una coppia di “genitori da manuale“, e ripenso con tenerezza a tutti i miei buoni propositi di “mamma perfetta”, da manuale, quando i miei figli erano ancora nella pancia. Anzi, addirittura prima, sin da quando i test di gravidanza sono risultati positivi. Anzi, anche da una gravidanza all’altra. Ho cominciato a pensare, indistintamente ed ininterrottamente:

  • Non sarò MAI come mia madre, né come mio padre: nulla di più falso! Anche se spesso ho ecceduto nell’altro senso, proprio per dimostrare di riuscire a tener fede a questa teoria (che ugualmente non va bene), ho scoperto di essere, a percentuali, esattamente come mia madre e come mio padre.
  • Bene, con Alberto forse ho sbagliato qui, qua e lì; con Stefano sicuramente non commetterò gli stessi errori: nuovamente falso! I miei figli sono uno l’opposto dell’altro, fisicamente ma soprattutto caratterialmente: sensibile, pacato ed intimista Alberto, buffone lunatico, perennemente ottimista Stefano. Che poi, chi stabilisce che gli errori che commettiamo noi mamme siano da considerarsi veri errori? Non voglio giustificarmi dicendo che li facciamo in buona fede, anche se in realtà è proprio così, penso solo che non serve a nulla leggere libri su libri di pedagogia o partecipare a serate informative su come crescere il figlio perfetto (io stessa ho partecipato a queste serate e letto qualche libro) se poi non ci lasciamo indicare la via migliore dal nostro cuore e soprattutto dal buon senso.
  • Proteggerò i miei figli dai mali del mondo, non permetterò che accada loro nulla di male: e qui potremmo stare giorni interi a discuterne, scrivendo pagine e pagine su cosa sia giusto o sbagliato, su quale sia il limite entro il quale è giusto che se la cavino da soli (che tutto serve per crescere e farsi le ossa), e quando invece sia giusto ed opportuno intervenire. La verità è che non esiste una risposta oggettivamente ed universalmente valida per tutti, e se esiste, vi prego, fatemi partecipe.
Molveno
Quando eravamo solo in tre, qualche anno fa 🙂

Se c’è una certezza che ho acquisito da quando sono mamma (l’unica a dire il vero) è che con i figli lo scontato e il prevedibile non solo non sono previsti, non esistono proprio! Se da una parte questo dato di fatto in un certo senso mi consola (quante volte mi sono chiesta, farò bene? Farò male? E se avessi fatto, detto, disfatto invece che fare questo, dire quello, disfare quell’altro?), dall’altra non posso fare a meno di biasimarmi per trattare i miei figli come dei piccoli adulti. Ok, inconsapevolmente e non così spesso, però capita. E questo è un errore: se per Alberto, vista l’età, può starci, di sicuro non è così per Stefano. A 8 anni non posso pretendere che la sua vita sia “condizionata” o improntata su valori come costanza, dedizione, impegno, e sull’equazione “più fatica fai maggiore sarà la soddisfazione”. In questo senso penso che lo sport assolva appieno a questa funzione; per quanto riguarda tutto il resto, deve viversi la vita con la spensieratezza d’obbligo per la sua età; io ci ho messo una vita a fare miei quei valori, trasferendoli in ogni aspetto della mia esistenza, arrivando alla veneranda età dei 40 e oltre per poter solo timidamente affermare di essere una persona determinata (sicuramente), impegnata (non sempre ma spesso), dedita e soprattutto costante. Come posso pretendere che lo siano i miei figli alla loro età? Io che ancora mi metto la crema antirughe un giorno si e quattro no? Credo che il miglior insegnamento per i nostri figli sia agire attraverso l’esempio, il nostro.  Perché a dispetto di tutto, anche se non siamo mamme perfette, per loro saremo sempre e comunque le migliori, o per lo meno questa è la mia speranza: anche se cucinare non è la mia passione e la pasta in bianco con l’olio e tanto grana è, a sentir loro, il loro piatto preferito; anche se di casa nostra tutto si può dire tranne che sia una casa ordinata…. Sicuramente è una casa felicemente vissuta,  ci rispecchia alla grande e questo conta più di tutto.

tennoIl regalo più bello che possiamo fare ai nostri figli non è lo smartphone di ultima generazione, il jeans firmato o il fumarsi una canna insieme “che è importante condividere certe esperienze con i propri figli” (ma quando mai??!?), ma renderli le persone migliori per loro stessi, facendogli sentire la nostra presenza, il nostro supporto, consolando ed asciugando le lacrime quando serve, ma anche spronando verso la piena fiducia in sé stessi e nei propri mezzi. Ed è una fatica immane.

Farlo vuol dire anche accettare i loro sfoghi di rabbia e insoddisfazione; essere bambini non li rende esenti dai loro personalissimi momenti no: io, a 40 anni suonati, mi ritrovo ancora a sfogare le mie frustrazioni lanciando per aria o per terra qualche oggetto, e se questo oggetto frantumandosi fa un gran casino è meglio! Quindi non posso stupirmi se mio figlio dopo un’ora intera passata a cercare di capire le divisioni a doppia cifra, se ne esce con un urlo e un pugno sbattuto sul tavolo, concludendo con un “Aaaaah, ok, mi son sfogato, adesso ci riprovo. Poi finirò di sfogarmi nuotando 30 vasche in piscina”.

Permettiamo ai nostri figli di essere bambini finchè possono: c’è magia nel loro modo di vivere la vita, e anche se da quella stessa vita noi non possiamo proteggerli all’infinito, sono loro, spesso, ad insegnarci il modo migliore per viverla.

 



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