Ieri, oggi, domani.

Maggio, mese di matrimoni, comunioni e rimpatriate. Ieri, dopo qualche settimana di tira e molla, appuntamenti spostati, vecchi compagni rintracciati grazie all’onnipresente tecnologia, mi sono ritrovata dopo quasi un quarto di secolo a guardare in faccia gli stessi compagni con cui ho trascorso cinque anni di superiori.
Confesso: a scuola non mi sono mai impegnata come avrei dovuto, e allo studio spesso preferivo attività alternative, rimbambendomi per ore davanti alla televisione o isolandomi nel mio personalissimo mondo fatto di libri e sogni. Vogliamo parlare del mio esame di maturità? Ricordo perfettamente l’espressione schifata del commissario esterno dopo la prova scritta di ragioneria: “Questo non è un tema, non saprei nemmeno io come definirlo”. In realtà io un titolo pronto all’uso lo avrei avuto dopo aver gettato un’occhiata veloce al doppio foglio della prova “Profondo rosso”: davvero, le correzioni erano talmente numerose, che era tutto e solo una macchia di quel colore! Ricorderò quell’esame come uno dei capitoli peggiori della mia vita; avevo studiato pochissimo, e nei giorni in cui avrei dovuto avere la cervicale a pezzi per le ore trascorse a testa china sui libri, passavo pomeriggi interi a seguire il torneo di Wimbledon in tv, quando il mio idolo era Goran Ivanisevic e le telecronache erano a loro modo memorabili per i commenti di Rino Tommasi e Gianni Clerici.

In questo blog parlo tanto del mio passato, e ancora lo farò. Ritengo che esso sia importante per farci capire chi siamo, perché siamo e da dove veniamo: è un po’ come la nostra carta d’identità, racconta tanto di noi, e anche se spesso è doloroso, facciamo una fatica tremenda a liberarcene fino in fondo. Tanto ieri, chiamato spesso in causa giustificandoci in nome di un domani da costruire grazie o a dispetto di esso. Il rischio maggiore? Dimenticarsi di vivere la dimensione più importante di tutte: l’oggi. Il qui ed ora. Oddio, so che detto da me può suonare strano, io che sono legata al mio vissuto non da un filo sottile ma da un cavo d’acciaio, che l’ho usato spesso come un alibi perfetto per giustificare l’ingiustificabile: come dire, se sono così, è per colpa del mio passato ingombrante. Non sarebbe più bello e gratificante trasformare quel “colpa di” in merito? Sono la donna che sono grazie a! A volte basta veramente poco per cambiare totalmente prospettiva, vero? Tutta la mia storia mi ha forgiata, formata, rafforzata. Il dolore insegna, e insieme agli errori, ai piccoli e grandi fallimenti, è un grande maestro che ha saputo regalarmi l’occasione migliore: trasformarmi in una persona più consapevole, completa e soprattutto protagonista della mia vita. E anche se è tremendamente complicato non lasciarmi condizionare, quando ho la razionalità sufficiente per farlo, mi rendo conto che non sarà il passato ad influenzare il mio futuro, ma le azioni che compirò oggi e le decisioni che prenderò ora.

Se il mio esame di maturità non fosse stato un mezzo disastro, probabilmente mi sarei iscritta all’università e oggi potrei fregiarmi del titolo di dott.ssa in qualcosa; se avessi dato retta alla mia prof di lettere, mi sarei iscritta all’università comunque e… Si, ok, lo ammetto: quello dell’università mancata è forse l’unico rimpianto che ho legato al mio periodo scolastico. Non so perché ma mi viene in mente il vecchio detto: “Aaaaaahh… Se il vecchio potesse, e se il giovane volesse!” Non sono sicuramente vecchia, e paradossalmente lo ero di più a 20 anni che oggi per certi versi, ma università a parte, non tornerei sicuramente indietro.

scuola

Questi i pensieri che affollavano la mia testa ieri mentre guidavo verso il ristorante. Sarebbe stata una cena costellata di frasi fatte alternate a silenzi imbarazzati o la classica serata amarcord? Avremmo richiamato alla memoria i bei tempi andati con lo struggimento tipico di chi non accetta di non avere più vent’anni, o avremmo rivissuto con allegria una carrellata di ricordi legati ai momenti più spassosi che appartengono ad ogni classe di ogni scuola del mondo? Ovviamente tutto questo e molto di più.

scuola1E’ bastato ritrovarsi faccia a faccia con molti di loro per rendersi conto che il suono della campanella che ci ha perseguitato per cinque lunghi anni in realtà non sia mai andato in pensione; 24 anni azzerati in pochi minuti e appena percepiti in qualche capello bianco e qualche ruga. Io che ero un po’ titubante nei confronti di questa cena, alla fine mi sono divertita più di tutti, stupendomi di come alcuni ricordi fossero più che pronti a (ri)manifestarsi alla prima occasione, tracce indelebili di gioventù e spensieratezza credute morte e sepolte. E’ stato fantastico riconoscersi, e con alcuni di loro ristabilire in pochi minuti un feeling dal sapore antico ma  più vivo che mai.
Poco importa se la nostra rimpatriata è destinata a rimanere un episodio isolato, un appuntamento annuale irrinunciabile, il pretesto per riallacciare vecchi rapporti (sarà così sicuramente) o se morirà lenta ed inesorabile confinata nell’ennesima chat di gruppo di WhatsApp. Io ringrazio di cuore chi l’ha organizzata e chi ha insistito fino all’ultimo affinché ci fossero (quasi)tutti , perché ieri, per la prima volta, mi sono resa conto che c’è stato anche del bello, e tanto, nel mio passato. Un altro mattone per il futuro, attraverso il mio presente. Dopo ieri, ancora più bello.




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