Nuovo amore?

Tra una settimana terminerò il mio corso di nuoto. Vi ricordate? Come già spiegato in uno dei primissimi posts di questo blog, non è stato un colpo di fulmine, e a distanza di qualche mese dico: per fortuna! Per quanto mi riguarda, i facili entusiasmi con me non hanno mai funzionato: nascono e muoiono nel giro di poco tempo, come la maggior parte dei colpi di fulmine.

Sono sincera: ho fatto fatica a farmelo piacere questo nuoto; pur riconoscendo ed apprezzando la meravigliosa sensazione di benessere che lo caratterizza, ogni volta era un “impormi di andare perché avevo pagato“. Questo succedeva fra ottobre e novembre scorsi.

Probabilmente se non avessi questa fissa del triathlon – a proposito, ci siamo quasi – non mi sarebbe mai venuto in mente di voler imparare a nuotare, anche se lo fa mio figlio Stefano, e anche se mio marito è anche istruttore. Mi viene spontaneo fare un paragone con la corsa e la maratona: funziona mille volte meglio seguire una tabella fatta da terzi, amico, collega, guru poco importa, perché anche se in realtà l’esperienza per “arrangiarsi” non manca, chissà perché, siamo istintivamente più inclini a rispettare le indicazioni di terzi. Nella maggioranza dei casi una cosa pronunciata da tuo marito/padre/madre sembra una cavolata, la stessa cosa detta dall’istruttore/allenatore è legge. Io e mio figlio non facciamo eccezione: per imparare a nuotare abbiamo dovuto iscriverci ad un corso.

nuoto1Cos’è successo in questi mesi? E’ successo che il nuoto ora mi piace. Molto. Al punto che da qualche settimana mi alleno anche per conto mio. Al punto che ho anche gareggiato in una competizione master. Oddio, gareggiato… Diciamo che mi sono divertita, che è verissimo, che va sempre bene, ma che l’agonista che c’è in me, da qualche parte, freme per ripetere l’esperienza con maggior convinzione e più consapevolezza: non mi è mai piaciuto fare la parte della volpe con l’uva.

nuoto2Sicuramente la mia nuova prospettiva nei confronti di questa disciplina è dovuta anche ai sensibili miglioramenti che ho avuto: sono partita a novembre dal minimo sindacale, cioè stare a galla. Ora, a distanza di qualche mese, nuoto, anche se con la rana e il delfino sono ancora in alto mare, anzi altissimo! Faccio parte di quella categoria di persone che se una cosa ti riesce è bellissima, se non ne vieni a capo… fa schifo. Umano credo. Odio la rana e il delfino proprio perchè quando “li” pratico, tutto sembro tranne che una rana o un delfino…. Una cozza semmai. Ecco, sono rigida come il guscio di una cozza!

Finchè non avevo l’autonomia per qualche vasca una di seguito all’altra, il nuoto si vabbè insomma….. Utile, ma da qui a dire che mi piacesse…Ora? In tanti si chiedono se non sia nato un nuovo amore.

Sicuramente la costanza e la mia cocciutaggine tipicamente coreana hanno avuto il loro peso, nel mantenere sempre focalizzato il mio obiettivo: imparare a nuotare; anche quando la tentazione di tornare a casa dopo mezzo pomeriggio passato in piscina per il corso di mio figlio era forte, e invece finivo sempre per organizzarmi affinchè Stefano tornasse a casa con papà e io potessi nuotare dopo un’ora e mezza per un’ora e mezza. Praticamente in questi mesi sono diventata parte dell’arredamento dell’impianto natatorio, sottoponendomi a tanti di quegli sbalzi di temperatura che in teoria non dovrei più beccarmi un raffreddore per i prossimi dieci anni.

So già che le lezioni del martedì e del giovedì sera mi mancheranno. Lo so perché non c’è nulla come qualcosa che giunge al termine per scoprirne come per incanto la bellezza intrinseca ed assaporarne gli aspetti migliori con fare nostalgico ancor prima della sua fine: trovo che siamo un gruppo fantastico. Volete sapere la verità? Mi sono impegnata tanto, ovvio, ma mi sono divertita di più; la magia dei rapporti umani, quelli che alla fine fanno sempre la differenza tra un’esperienza piacevole e una indimenticabile, in qualsiasi ambito, ancora una volta si è compiuta. Con il trascorrere delle settimane mi sono resa conto che il mio “vado perché ho pagato” si trasformava sempre più in “che bello, vado anche a divertirmi”. La componente ludica non deve mai mancare, soprattutto per chi si avvicina ad una nuova disciplina, perché in fondo rimaniamo sempre un po’ bambini anche da adulti.

zandrea
Mi sembra di sentirlo… “Con la maschera, così non vedo come nuotate…..” 😀

Andrea, il nostro istruttore, è stato bravissimo a trovare l’equilibrio perfetto tra la giusta dose di tecnica, fondamentale ed imprescindibile per il nuoto, e il divertimento, contribuendo a creare un bellissimo clima di complicità e cameratismo. Tecnico e rigoroso q.b. quando serviva, empatico, simpatico e coinvolgente sempre. Bello vedere come tante realtà, età e personalità differenti abbiano trovato un punto d’incontro e un motivo di confronto, sfogo e svago in quel doppio appuntamento settimanale. Bellissimo incoraggiarsi a vicenda e constatare che il progresso del singolo alla fine era il progresso di tutti, senza invidie di sorta o atteggiamenti da primedonne che lasciano il tempo che trovano. Lo sport, ancora una volta, si è rivelato un collante sociale formidabile, e poco importa che si chiami corsa, nuoto o triathlon (3 discipline a caso, le prime che mi sono venute in mente, giuro).

Si, mi mancherà tutto questo; mi mancherà il rimandare all’infinito l’entrata in acqua per timore dello shock termico come il rimandarne all’infinito l’uscita alla fine della lezione; il calcolare frenetico del numero di vasche corrispondente ai 50, 75, 100, 150, 200 metri (ecc.), per poi perdere sempre, puntualmente il conto di quelle stesse vasche; mi mancherà lo scambio di occhiate smarrite fra di noi dopo le indicazioni di Andrea: della serie, “Tu hai capito?” “Io? No” “Andrea, scusa, puoi ripetere?”, una, due anche tre volte… e c’è sempre qualcuno che sbaglia ugualmente; il “Ciao, scappo che a casa mi aspettano” “Ma sei già pronta? Asciugati almeno i capelli” urlato da una doccia all’altra ma soprattutto mi mancherà tutto quel caleidoscopio di sensazioni, emozioni, stati d’animo legati alla prima volta, al primo approccio di qualunque cosa. La prima lezione a cui ho preso parte la ricorderò sempre con un misto di orrore e ilarità, perché ero profondamente a disagio e stupidamente, in preda all’agitazione, volevo dimostrare chissà che cosa pur essendo consapevole di non saper nuotare. Ma già in quell’occasione, il gruppo si è rivelato fantastico “accogliendomi” e “accogliendoci l’un l’altro” a braccia aperte.

Anche se il nuoto non è stato un colpo di fulmine, concedergli il secondo, meritato appuntamento forse ha fatto nascere una nuova storia d’amore. Ed è una bella storia, anche e soprattutto grazie ad Andrea, Alessandro, Jimmi, Manuela, Nadia, Neul, Simone, Marco, Walter, Stefano, Roberto, Sergio, Fabrizio, Nicola (e scusate se ho dimenticato qualcuno). Spero di rivedervi tutti ad ottobre, ma nel frattempo, buon nuoto a tutti.

 



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