Ho una famiglia bellissima

Il 10 luglio è vicinissimo, e per chi ancora non lo sapesse, quel giorno parteciperò al mio primo triathlon. Sono agitata, di quell’agitazione provocata dal non sapere cosa mi aspetta, in ansia, di quell’ansia che mi fa arrivare sempre alla vigilia degli appuntamenti che contano con le energie nervose già completamente esaurite, impaurita, di quella paura che nel mio caso prende il nome di incoscienza. Perché solo incosciente può essere chi nuoterà (io) per la prima volta in acque libere essendosi sempre allenata nell’azzurro rassicurante della piscina, simpaticamente folle chi (ancora io) pedalerà su un ferrazzo di bici da corsa dell’ante guerra, che ha poca confidenza col mezzo e una fifa tremenda che la fa frenare anche per affrontare una curva innocua, sbruffona colei (avevate dubbi? Sempre io) che identifica nella frazione di corsa il suo punto forte: sono “solo” 5 chilometri, ma dopo 20 km di bici e 750 metri di nuoto nelle fredde acque del lago di Ledro peseranno come un macigno.

L’unico paragone che mi viene in mente per descrivere il mio stato d’animo di questi giorni, azzardato come sempre ma che credo colga in pieno la sua essenza, è quello con la donna incinta durante le ultime settimane che la separano dal parto: mi ricordo benissimo quel misto di ansia, paura e trepidazione che hanno caratterizzato l’ultimo periodo della mia gravidanza; da una parte non vedevo l’ora di affrontarlo questo parto, vedere mio figlio per la prima volta e trasformarmi in mamma a tutti gli effetti; dall’altra mi sorprendevo a sperare più spesso di quanto razionalmente avrei voluto che il momento fatidico non arrivasse MAI, un po’ per paura, un po’ per la consapevolezza che da lì in poi la mia vita sarebbe cambiata radicalmente. E anche per godermi quella sorta di limbo dove si è in quella “terra di nessuno” a modo suo molto rassicurante: un po’ come lo studente che, finita la scuola, vive quel magico periodo, sempre troppo breve, in cui si gode la soddisfazione di un percorso concluso e la libertà psicologica che ne deriva, e quella stessa leggerezza dell’anima per il fatto di non essere ancora proiettato nel mondo adulto con tutte le responsabilità che esso comporta, come cercarsi e trovarsi un lavoro ad esempio. Il non dover dimostrare ancora niente a nessuno, insomma. Oppure come il godersi il periodo tra una maratona finita e l’inizio della preparazione per la successiva; ma dipende sempre da come è andata, altrimenti l’isteria è perennemente in agguato.

Non sono certo pronta per questo triathlon, e anche se riconosco l’importanza della relatività, sono consapevole che nuoto da poco, ho paura della bici e con la corsa ho appena ripreso: e poi, per un diesel come me, che comincia ad ingranare solo dopo il quinto chilometro….. Tutte scuse? Si e no. L’unica verità e la sola cosa certa, a livello assoluto, è che me la sto facendo letteralmente sotto.

ferrari
Se avessi voluto anche la Ferrari…. Meglio loro, NOI, un valore inestimabile

Vabbè, sapete una cosa? Tanto per rimanere in ambito maternità/figli/studenti, vi posso dire che per me vale questo tipo di ragionamento: se ci pensi troppo, un figlio non lo farai mai. Se avessi dovuto aspettare di avere “tutto a posto”, la casa e il mutuo pagato, il lavoro, la sicurezza, non ultimo l’esser pronta a trasformarmi da donna spensierata a mamma (e che ognuno dia la sua interpretazione personale dell’essere pronti a diventare genitori), per non parlare di un contesto sociale almeno decente se non perfetto (e chi non vorrebbe un mondo quantomeno migliore, soprattutto per i propri figli?), mi ritroverei alla mia età ancora senza Alberto e Stefano, e ancora in affannosa ricerca delle condizioni ideali per decidere se sia il caso di metterli al mondo o meno. Ci vuole un po’ di sana incoscienza! La stessa incoscienza che diabolicamente mi ha fatto dare l’invio definitivo per l’iscrizione on line del mio battesimo nella triplice: se dovessi aspettare di avere un nuoto da manuale, una pedalata fluida, sicura, potente e soprattutto con la garanzia di non patire le pene dell’inferno al sottosella, e uno sprint bruciante sui 5 km di corsa, beh….. Un triathlon penso che non lo farei MAI. Ci vuole un po’ di sana incoscienza! Intanto mi butto, vedo di capire come funziona, vedo se mi piace (ma so già che mi piacerà, parecchio), soprattutto mi assicuro di non farmi (tanto) male e poi… Si vedrà! CI PROVO.

Un’altra similitudine: come lo studente si affanna gli ultimi giorni a consolidare le proprie competenze o a studiare certi concetti per la prima volta in occasione di una verifica o di un esame, così mi sono ritrovata la scorsa settimana e ieri a provare per la prima volta quello che in gergo viene definito il combinato, tanto per provare sulla mia pelle la sensazione di pedalare dopo aver nuotato, ma soprattutto di correre dopo aver pedalato; perché, da ignorante ed inesperta della specialità, immagino che il triathlon non sia “solo” la somma delle tre singole discipline, ma anche il risultato della miglior combinazione possibile tra di loro, dell’una che introduce l’altra, e che quest’altra sia potenzialmente la migliore in base alla precedente e in funzione della successiva.

Complicato.

Potevo solo immaginare la sensazione di correre dopo aver pedalato, seppur solo qualche decina di chilometri. Dopo averlo provato, beh… Non brutta, di più. Praticamente mi sento, e forse lo sono, un burattino le cui gambe sembrano di gelatina e dotate di (non) volontà proprie.

menMi sono resa conto di un’altra cosa: la corsa è sempre quella che mi apre la mente e mi fa pensare, anche quando soffro, o soprattutto quando soffro. In due ore di bici non ho pensato nemmeno un quarto di ciò che ho pensato in mezz’ora di corsa. Oddio, corsa…. Per l’ennesima volta mi sono resa conto di quanto possa ritenermi fortunata: sono VIVA, ho la salute, il bene più prezioso, che mi permette di godere appieno delle mie passioni, una famiglia e un marito che mi sostengono e mi supportano (e sopportano) in ogni cosa che faccio, e ammetto che con me non è sempre facile. Gli allenamenti ad esempio: sembra scontato, ma non lo è. Avete idea di cosa significhi avere la propria metà che ogni volta che vai ad allenarti se ne esce con un: “Ma come, anche oggi? E i bambini? E la casa? E IO? Guarda che non vai mica alle Olimpiadi”. Ce ne sono, eccome. Come tutte le mamme e mogli, ma anche padri e mariti credo, cerco sempre di trovare la soluzione migliore per “rubare” meno tempo possibile alla mia famiglia, andando a correre la mattina presto quando tutti dormono, e comunque cercando di ottimizzare sempre il tempo a disposizione. Avere chi ti appoggia anziché ostacolarti, anche solo a parole, dette e non dette, è fondamentale per non farti sentire più colpevole di quanto già non ti senta per conto tuo per esser li a sudare in ciclabile invece che con i tuoi. Ma volete mettere l’energia positiva che ti pervade subito dopo e che “metti a disposizione” dei tuoi cari? Almeno per un po’, prima di crollare rovinosamente sul divano….

Ho una famiglia meravigliosa, e se sono la Kim di Hellokim lo devo si alla corsa, alla Corea, allo sport, alla vita, ma anche e soprattutto a loro. Grazie. E grazie anche a voi, che leggendomi, ogni volta mi fate un regalo bellissimo.




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