Corsa e musica: il mio matrimonio perfetto

Io corro con la musica. Da sempre. Entrambe fanno parte della mia vita, la corsa da pochi anni, la musica da sempre.

Non sono un’esperta in campo musicale, non so leggere un pentagramma, ho qualche vago ricordo di solfeggio legato alla scuola –a dire il vero mi sentivo molto ridicola a scandire il tempo in 4/4 utilizzando la mia mano a mò di rosa dei venti- e l’unico strumento che ho suonato in vita mia è stato il flauto dolce alle feste di fine anno scolastico, una vita fa ormai. Però la musica mi ha sempre accompagnata: da bambina con le sigle dei cartoni animati, che canticchiavo fra me e me immedesimandomi di volta in volta in Candy Candy, Capitan Harlock, Heidi, Lady Oscar o nella magica Bia…. Voi non mi vedete e non mi sentite, ma in questo preciso istante sto canticchiando tutte queste canzoncine di cui ricordo ogni singola parola, e i miei figli mi hanno appena guardata come se fossi pazza. “Mamma, a malapena ti ricordi delle nostre udienze, e ti ricordi TUTTE le parole dei cartoni di quasi 40 anni fa??!?”

danza1Si, come ricordo il delirio dell’adolescenza scandito da “Wild Boys” dei Duran Duran, “Take on me” degli A-Ha, “Careless whisper” degli Wham! e un sacco di altri e caratterizzata da interi pomeriggi trascorsi in adorazione dei loro posters con le loro canzoni nelle orecchie: dalle cuffie di gommapiuma di quel vecchio walkman a cui ho cambiato le pile un sacco di volte, sono uscite le note che hanno enfatizzato i miei sogni di ragazzina rendendoli ancora più speciali perché andavano a toccare corde particolari: avrei incontrato Morten Harket (leader e voce degli A-Ha, per cui avevo una cotta gigantesca), ci saremmo sposati e saremmo andati a vivere nella sua Norvegia, ma prima sarei diventata una grande ballerina classica che avrebbe incantato il pubblico di mezzo mondo con la sua leggiadria: sigh, sono un cubo, ricordate? Diciamo che fino ai 12 anni sono stata un cubetto, e se lo fossi diventata sul serio una ballerina, sono sicura che al primo Grand Jetè avrei sfondato le assi del palcoscenico.danza

Le prime cotte serie, il primo grande amore, li ricordo passati a struggersi letteralmente sulle note di grandi classici, come “I will always love you” di Whitney Houston, “Don’t let the sun go down on me” di Elton John e George Michael, o sulla voce meravigliosa di Celine Dion. Ricordo con tenerezza quei momenti, dove sembrava che il mondo intero iniziasse, ruotasse e finisse con il grande amore della mia vita, ma solo da “adulta” mi sono resa conto che a rendere così speciali quegli amori, o pseudo tali, erano anche le emozioni dilatate ed esasperate proprio da quelle canzoni.

Ancora oggi, mentre sono in macchina, se dalla radio parte un pezzo mitico, da storia della musica per intenderci, torno la maranza 20enne, alzo il volume, abbasso i finestrini, e con un’euforia bellissima, giusto per una manciata di minuti, i problemi vengono accantonati e il mondo diventa meraviglioso, perfetto. La musica ha questo potere.

I miei sogni di bambina prima e di adolescente poi, non prevedevano che sarei diventata, tra le altre cose, runner, maratoneta e… triathleta (ma lo dico ancora sottovoce), tantomeno blogger (e lo dico ancora più sottovoce).

Adoro correre con la musica, e ammetto che ne sono condizionata; c’è chi dice che sia controproducente, chi invece sostiene il contrario. Chi ha ragione? Impossibile decidere: sarebbe come decretare un ipotetico vincitore tra le ferie al mare e quelle in montagna, tra il dolce ed il salato, tra l’allenamento mattutino e quello serale, tra la velina bionda e quella mora di Striscia la Notizia.

padovaPosso solo dire che io corro e ho sempre corso con le note in sottofondo, probabilmente senza cuffiette alle orecchie non avrei mai nemmeno infilato un paio di scarpe da running: a me la musica aiuta, molto: a sentire meno la fatica, mi incentiva a tenere un certo ritmo, e durante i lunghissimi, quando dopo 2 ore e mezza il mio fisico (e la testa) comincia a non poterne più, mi sprona a non mollare. Una sorta di coach motivator insomma. Anche se, quando raschio tutte le riserve, non c’è canzone o bpm che tenga: mi fermo, realizzo con orrore che sono scoppiata e comincio a sperare con tutte le mie forze che non mi capiti in gara. E lo faccio camminando. Mentre David Guetta mi pompa UNZZ UNZZ nelle orecchie.

Con la musica ci ho fatto anche le ripetute in passato, quando ancora non avevo un cronometro né tantomeno un Garmin: correvo una canzone a tutta, quella successiva corricchiando per recuperare, così, un po’ a casaccio. Ma che bello! Senza troppi condizionamenti, il non sapere a che velocità (questa sconosciuta!) stessi correndo, mi ha regalato più di una volta una sensazione di libertà indescrivibile, facendomi assaporare la dimensione più bella del running, quella che ancora oggi, che il cronometro ce l’ho, prediligo: mi capita sempre più spesso di uscire di casa per le corse più blande senza orologio, proprio per vivermi in piena e completa libertà la mia grande passione: con la musica ovviamente. Il mio lettore mp3 è in continuo e costante aggiornamento: ci carico i pezzi del momento, quelle hits che si sentono alla radio e che scandiscono lo scorrere inesorabile del tempo a suon di 2 mesi alla volta, l’intervallo che serve ad un tormentone per esaurirsi e fare spazio a quello successivo, cancello quelli che mi hanno stufato, mantengo gli intoccabili: “Losing my religion” dei Rem, “Lullaby” dei Cure, “Eye of the tiger”(un classico), “Learning to fly”dei Pink Floyd solo per citarne alcuni. Chi, ascoltando il pezzo della colonna sonora di Rocky non si è sentito almeno per una volta invincibile, capace di qualsiasi cosa? A me è successo in occasione della maratona di Venezia del 2012, l’edizione che molti ricorderanno come quella caratterizzata da condizioni meteo impossibili: ero sul ponte della Libertà, e senza averlo né previsto né preventivato, è partito proprio il pezzo dei Survivor…. Non ero in crisi, in realtà quella è stata una delle maratone affrontate con le mie migliori condizioni psico-fisiche, ma le note di quel pezzo mi hanno letteralmente esaltata e fatto correre i tanto temuti ponti prima del traguardo quasi saltando: si, perché, ovviamente ho corso l’ultimo chilometro sulle note di “Jump” di Van Halen. Avrei ottenuto lo stesso crono anche senza musica? Avrei fatto meglio? Peggio? Non ha senso domandarselo.

Amo correre, e amo farlo con la musica: soprattutto durante le maratone, essa scatena in me certe emozioni che unite alle sensazioni della corsa, belle o brutte che siano, mi permettono di scavare nel mio IO più profondo, trasformando ogni volta un bel viaggio in un viaggio indimenticabile. E sempre, invariabilmente, ricevo il regalo più bello: sentirmi VIVA, più che mai. Anche se al traguardo, spesso, ci arrivo strisciando. Quindi, con musica o senza…. Buone corse e buona vita a tutti!

Nota: finalmente da dicembre del 2015 “noi che corriamo con le cuffie” abbiamo anche il benestare della Fidal. Qui il link di riferimento.

 



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