La mia risposta

“Mamma diceva sempre: devi gettare il passato dietro di te prima di andare avanti.” (Tom Hanks-Forrest Gump)

“Non lo so… se abbiamo ognuno il nostro destino o se siamo tutti trasportati in giro per caso come da una brezza… Ma io credo, può darsi le due cose, forse le due cose capitano nello stesso momento.” (Tom Hanks-Forrest Gump)

Solitamente non amo avvalermi di citazioni celebri nei miei post, ma questa volta ho deciso di fare un’eccezione, utilizzandone addirittura due come “apripista” per questo pezzo. Premetto che Forrest Gump è forse il mio film culto per eccellenza, mi piace pensare che attraverso il suo messaggio universale di ingenua bontà, la sua purezza di sentimenti in grado di addolcire anche l’animo più cinico, molte persone possano trovare una sorta di consolazione ad uno stato d’animo particolarmente difficile. Per me è stato così, ieri come oggi.

Oggi sono a casa, a Ville di Giovo, Trento, Italia, ma con la testa, il cuore e l’anima sono ancora a Seoul, a Dongdaemun-gu, South Corea, anche questa a modo suo casa, diversamente ma in modo altrettanto potente. Ricordate? Sono partita infilando i documenti del mio iter adottivo quasi furtivamente, all’ultimo momento, perché volevo che questo viaggio fosse prima di tutto l’occasione per vivere la mia Corea insieme ai miei affetti più cari; Alberto e Stefano, pur essendo nati in Italia, da padre italiano e considerati italiani al 100% seppur molto orientali nei loro lineamenti, nutrono da sempre una certa curiosità nei confronti del Paese d’origine della loro mamma, per averne sentito parlare fino alla nausea dalla sottoscritta, ma anche dal papà Maurizio, con cui feci un pazzo viaggio in bicicletta nel lontano 2000. Oltre ad aver assorbito e sviluppato nel tempo, quasi per osmosi, una certa sensibilità nei confronti dell’universo adottivo  e della diversità in generale, mi auguro che questa esperienza sia servita, serva e possa servire in futuro ad allargare i loro orizzonti, cambiare prospettiva e i propri punti di vista, rendendoli persone aperte ed accoglienti rispetto ad un mondo in continua evoluzione e cambiamento.

E’ stato un viaggio totalizzante: per me, per loro, per Maurizio, per tutti, e ne ho adorato ogni singolo attimo. E’ anche per questo che mi trovo in estrema difficoltà a scriverne, perché è stato talmente intenso e ricco di risvolti inaspettati che mi sento ancora sottosopra come dopo essermi sparata un giro sulle montagne russe di Everland con Stefano.

Dicono che nulla capita per caso, che il caso è solo una condizione che ci siamo creati su misura noi uomini  per fornirci delle spiegazioni a fatti altrimenti inspiegabili, qualcuno lo chiama destino, qualcun altro fato. Non so…… Questo viaggio ha letteralmente rivoluzionato la mia visione riguardo a queste tematiche, perché mai come in questa occasione i vari “se”, “ma” “e se poi” che mi hanno condizionato per mezza vita, si sono mostrati in tutta la loro vulnerabilità.




Per ogni cosa c'è il suo tempo
Per ogni cosa c’è il suo tempo

Per ogni cosa c’è il suo tempo”. Questo detto è incorniciato ed appeso in bella vista sulla parte del soggiorno di casa, e mai come in questa occasione posso affermare: quanto è vero!!! Se una cosa deve succedere, succede, ma solo quando i tempi sono maturi: inutile accanirsi quando mancano le condizioni favorevoli e favorenti; evidentemente dovevo ancora maturare, attraverso il mio personalissimo percorso che mi ha portato per la sesta volta in Corea, a conoscerne pian piano gli aspetti culturali più radicati e profondamente, paradossalmente contraddittori, ma soprattutto dovevo essere pronta io per prima. Come per magia, fin dal primo istante di questo viaggio, senza aver programmato nulla, dico NULLA a parte il volo e il pernottamento, è stato un susseguirsi di coincidenze fortunate, casualità incredibili, incontri fortuiti che mi hanno permesso di aggiungere un altro tassello importante al puzzle della mia primissima infanzia in Corea.

Come dimenticare l’incontro all’aeroporto di Parigi con il coreano danese conosciuto l’anno scorso e molto esperto in materia di ricerca della famiglia biologica? Fra migliaia di persone che popolano un aeroporto internazionale, ho trovato l’ultima persona che mi sarei aspettata di vedere al gate di imbarco: un incontro casuale, fortuito, con una persona di cui non ricordo nemmeno il nome, ma con cui si è ristabilita immediatamente la stessa “affinità elettiva” di un anno fa; dietro suo consiglio, in attesa di imbarcarci sullo stesso volo, ho mandato una mail dallo smartphone per prenotare un test del dna che finirà in un’enorme banca dati dove faranno tutti gli incroci necessari fra tutti i coreani adottivi che si sottopongono al test e i potenziali genitori biologici che fanno altrettanto. Sapevo vagamente di questa possibilità, ma mi mancavano gli strumenti  necessari per accedervi: riferimenti, chi, dove, come, insomma, non è così scontato per chi non sa come muoversi….. Però, se le cose devono andare, vanno, se devono succedere, succedono, a volte anche senza chiederle. Di sicuro l’idea di sottopormi ad un test del dna non era ancora così concreta nella mia testa, la vedevo come una cosa ancora troppo complicata per le mie scarse conoscenze. Come potevo anche solo lontanamente immaginare che io e questo danese coreano conosciuto di striscio un anno fa ci saremmo incontrati casualmente un anno dopo in attesa di imbarcarci sullo stesso volo per quel Paese che ha dato i natali ad entrambi? Non mi stancherò mai di ripeterlo, e anche se il rischio di passare per una sorta di “casta”, sia in senso buono che non, è reale, fra gli adottivi scatta sempre un’alchimia, un filo invisibile ma potente che ci porta a volerci bene di default e ad aiutarci l’un l’altro anche se non ci conosciamo, a capirci al volo senza bisogno di tanti giri di parole. Non dobbiamo “giustificare” il nostro bisogno di ricerca perché è quello che tutti, chi più chi meno, chi addirittura per nulla, prima o poi prova, indipendentemente dalla propria esperienza adottiva. Parliamo lo stesso linguaggio, pur parlando lingue diverse, ed è una sensazione bellissima, confortante e confortevole, come godersi il calore del fuoco nel caminetto in inverno mentre fuori nevica. Impagabile.

dnaQuando mi sono sottoposta al test, è stato un momento catartico: persino i bambini, solitamente chiassosi, hanno percepito l’importanza del momento, e il silenzio che per qualche minuto ha pervaso la stanza è stato quasi assordante. Posso ancora sentire il rumore del sangue che scorreva nelle vene, e del cuore che mi rimbombava nelle orecchie: non è stato “solo” un test del dna, è stato, finalmente, quello sprint finale che mi è sempre mancato, quel calcetto nel sedere che mi ha fatto battere l’ultima strada percorribile, le famose palle che mi hanno sempre abbandonata nel momento clou della mia ricerca. Anche se non arriverà mai nessuna risposta, anche se il famoso “match” (incrocio) non dovesse mai verificarsi perché le variabili in gioco sono veramente tante, troppe, questo passo per me è stato come il ponte che mi ha proiettata definitivamente nella mia “dimensione adulta”, finalmente pronta DAVVERO e IN OGNI CASO a qualsiasi eventuale risposta. Una nuova consapevolezza. E non è stato così disastroso. Anzi, è stato quasi liberatorio. Sempre come sulle montagne russe: mentre attendi in coda, senti urlare chi è già a bordo, mentre sei sulla prima salita che ti porta al culmine te la fai sotto dalla paura, poi, una volta superato lo shock della prima discesa, terrificante e meravigliosa insieme, rimane solo l’esaltazione e l’euforia, la felicità di aver avuto il coraggio di salirci su quella giostra. Maurizio sapeva tutto prima di me, ha capito quando a mia volta ho capito, e l’occhiata complice che ci siamo scambiati subito dopo il test, nello stesso, identico istante, non ha avuto bisogno di nient’altro, neanche di quell’abbraccio che invece mi ha regalato Alberto che era più felice ed emozionato di me.

Ormai “liberata” e contenta come non mai (sarà quel che sarà, tutto quanto umanamente possibile è stato fatto) mi sono goduta il nostro viaggio nelle migliori condizioni possibili, praticamente con un sorriso perenne stampato in faccia: ogni volta per me è ritrovare sensazioni, suoni , odori famigliari (si, adoro il puzzo caratteristico di Seoul) e attraverso essi riscoprirmi ogni volta, talvolta più fragile, spesso più forte, sempre legata in modo indissolubile a questo Paese, che in un certo senso ho imposto anche ai miei figli.

Ma non è finita qui: tra le altre cose, ho scoperto che non ho trascorso i miei primi 3 anni di vita in orfanotrofio e quasi un altro anno alla Holt (l’organizzazione internazionale attraverso cui passa quasi la totalità delle adozioni coreane all’estero) come ho sempre creduto. In realtà, da qualche documento “rinvenuto magicamente” risulta che all’età di 3 anni fui portata e “registrata” alla stazione di polizia di Dongdaemun, il quartiere di Seoul famoso tra l’altro per il suo famosissimo Design Plaza, da un signore che all’epoca fece da “garante per la mia consegna”. Due le possibilità: o mi persi e questo signore di cui si conosce solo il nome mi portò a questa stazione di polizia (che tuttora esiste), oppure è PRESUMIBILE/SUPPONIBILE pensare che fino all’età di 3 anni io abbia vissuto con la mia famiglia originaria e che poi, chissà come, chissà perché, per quale misterioso motivo, sia stata portata in quella stessa stazione di polizia (era uso comune in Corea lasciare i bambini in posti sicuri come le stazioni di polizia, piuttosto che per strada o davanti alle chiese). PPffffiuuuuuhhhh! Già, tanta roba!

aiereeEravamo a pranzo con un carissimo amico italiano/coreano (uno dei primi con cui sono entrata in contatto parecchi anni fa ormai) e con la presidentessa di una delle più grosse associazioni che si occupano del mondo adottivo in Corea. Anche in questo caso nulla era stato programmato: dovevo vedere la figlia per un caffè e due chiacchiere, alla fine, per un imprevisto dell’ultimo minuto che ha fatto saltare il nostro appuntamento, abbiamo pranzato con la mamma: “Nam Soon, se per te non è un problema, dovrebbe passare in ufficio mia mamma, potete andare a pranzo insieme a lei se per voi non è un problema”…. E se non avessimo condiviso quel pranzo tutti insieme lei non mi avrebbe MAI chiesto se avessi mai intrapreso un percorso di ricerca, non mi sarei MAI ricordata di avere un paio di fotocopie del mio dossier nello zainetto di Stefano (per fortuna perché gli originali erano in stanza, dalla parte opposta della città) e lo screenshot di un documento scritto in coreano di cui nessuno fino a quel momento aveva saputo dirmi nulla. Senza entrare troppo nei dettagli, grazie a questa signora, alla sua influenza e alla conoscenza dei meccanismi che regolano il mondo adottivo coreano, nel giro di un paio di telefonate, di appuntamenti combinati in fretta e furia poche ore prima di rientrare in Italia, di un secondo test del dna alla stazione di polizia dove parte la mia storia documentata (nel caso in cui,  nel frattempo, durante gli ultimi 40 anni qualcuno abbia intrapreso lo stesso percorso di ricerca nei miei confronti), ho scoperto di più sul mio passato in poche ore che in anni di tentativi alla cieca o quasi. Forse ci sarei arrivata lo stesso, prima o poi, ma sono sicura che se tutto questo lo avessi volutamente programmato, con mesi di anticipo, tastando, contattando, spedendo, aspettando, ricevendo e traducendo mails (e non sempre solo dall’inglese), non ci sarei arrivata in maniera così lineare, inaspettata e inaspettatamente pronta. Mi è stata offerta un’occasione d’oro su un piatto d’argento, impossibile anche solo pensare di non coglierla.

jinhee
Jin Hee, amica meravigliosa

Sono stati giorni frenetici, pieni, emozionanti: ancora adesso, a qualche giorno di distanza, non mi capacito di tutto ciò che è stato questo viaggio, per me, per i miei figli, per mio marito, che hanno vissuto sulla loro pelle tutto il caleidoscopio di emozioni derivanti da questa mia ricerca. Abbiamo anche fatto i turisti nel senso letterale del termine ovviamente, ma ciò che tutti noi ci porteremo dentro da questa esperienza sarà soprattutto il valore inestimabile di alcuni rapporti umani, che ci ha reso tutti molto più ricchi di quando siamo partiti.

couplePer me è stato fondamentale vivere tutto questo avendo accanto i miei affetti più cari: questo viaggio è stato anche il pretesto di una “riscoperta” della mia famiglia, in un contesto completamente diverso. Che dire? Se possibile questo mio personale cammino ci ha uniti ancora di più, ricordandomi ancora una volta di non dare mai per scontata la fortuna di avere una famiglia meravigliosa che mi suppporta in tutto e per tutto, che mi AMA così come sono: pazza, fragile, tosta, vulcanica. Ho riscoperto il “vero” Alberto, quello sensibile, empatico e compassionevole che i primi sconvolgimenti adolescenziali tendono a mascherare, ho avuto la conferma di uno Stefano solare, energico ed indipendente e di un marito, Maurizio, che forse troppe volte do per scontato anche se non ne “perdo mai di vista i contorni”: un po’ come quando siamo così abituati alla presenza di un quadro su una parete che non ci facciamo quasi più caso, finchè quello stesso quadro non viene rimosso e sulla parete rimane impressa solo la sagoma più chiara che ci riporta al giusto livello di consapevolezza.

Ho corso poco in questi giorni, sopraffatta da tante, troppe emozioni: in Corea sicuramente meno di quel che avrei dovuto/voluto, una volta in Italia giusto un paio di uscite per “rimettermi in sesto” dal fuso orario (ma non solo), schiarirmi le idee e “spurgarmi” con un bel pianto liberatorio. Grazie corsa, compagna fedele che mi aiuta a trovare SEMPRE delle risposte, anche quando apparentemente sembra che non ce ne siano. C’è chi dice che viaggiare ha senso solo se si torna con qualche risposta nella valigia: io non so quando e se avrò mai una risposta, ma qualunque sia stato il mio passato, se mai lo scoprirò, non sarà più di un’importanza assoluta, ma relativa. Essere conscia di aver fatto tutto quanto in mio potere, il non aver lasciato nulla di intentato, aver superato anche le ultime remore, mi ha regalato una serenità mai sperimentata prima ed un relativo sano distacco nei confronti di una qualsiasi rivelazione sulle mie origini. Sono finalmente pronta a lasciarmelo alle spalle, anche senza conoscerne la verità più profonda, o forse proprio per questo. In ogni caso, grazie anche a te Corea, per avermi accolta in questo mio ennesimo viaggio, grazie ai meravigliosi Stefano, Jin Hee, AieRee e Yong Suck, e soprattutto grazie ad Alberto, Stefano, Maurizio, per essere la mia famiglia stupenda, per aver condiviso e vissuto come se fossero vostri alcuni dei momenti più importanti della mia vita. Eccola la risposta.

Nota: so che mi leggono molte persone legate al mondo adottivo, non solo coreano, figli ma anche genitori e figli diventati genitori. Ci tengo a fare una doverosa precisazione: tutte le esperienze che riporto in questo blog sono assolutamente e strettamente personali, ogni individuo, ogni esperienza, ogni opinione è degna di rispetto, condivisibile o meno, per quanto diversa dalla propria. Vorrei spezzare una lancia a favore di quei genitori adottivi che, forse, leggendo i miei post sulla ricerca dei genitori e della famiglia bio, possono sentirsi in qualche modo “minacciati” o impreparati di fronte ad una eventuale futura ricerca in questo senso dei loro figli: credetemi quando vi dico che se mai capiterà, non dovete assolutamente sentirvi “sminuiti” nel vostro ruolo di “genitori di cuore anziché di pancia”, MAI, né tantomeno viverla come una sconfitta personale: è un bisogno fisiologico, che non tutti avvertono, (siamo tutti diversi e unici, ricordate?), completamente indipendente dall’esperienza adottiva. Anzi, se potete e se entrambi volete, cercate di fare questo percorso INSIEME. E’ importante per vostro figlio/a, ma anche per voi e il vostro sarà un legame che va oltre il sangue o il cuore: sarà solo e soprattutto un legame d’amore, quello che alla fine conta più di tutto. Buon viaggio.




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6 thoughts on “La mia risposta

  1. Carissima, ti seguo da molto ma è la prima volta che ti scrivo. Mi hai commossa molto, leggendo questo post ho immaginato quando anche mio figlio un giorno intraprendera'(se vorrà) la sua personale ricerca delle origini in Corea, e saremo con lui non dubitando Mai dei suoi sentimenti nei nostri confronti ma consci che questo “viaggio” sarà per lui una tappa obbligata della sua esistenza. Grazie!

    Marika

    1. Carissima, grazie mille a te per le tue parole. Leggere questo tipo di commenti mi onora e mi lusinga. Credo sia importante “mettere a disposizione” la propria esperienza, un abbraccio ai vostri splendidi piccoli e a voi ♥

  2. Cara Amica,
    ti confesso che attendevo una tua nota.Il tuo racconto mi ha emozionato e mi e’ sembrato di essere con te alla ricerca di qualche cosa di importante.
    Le tue radici sono in questa terra meravigliosa. Non e’ la mia terra , la mia patria, ma amo questa terra ,e la sua gente , come mia per quanto mi ha dato in questi 16 anni di lavoro, di studio, di viaggi la Korea e l’Oriente.
    E mi ha fatto tanto piacere leggere che e’ anche terra dei tuoi figli e sono sicuro che gia’ amano e vorranno tornarci presto per conoscerla meglio.
    Ci ritornerai ancora e presto credo perche’ il legame con questo paese si e’ rinvigorito e sviluppato con la tua ricerca del passato.
    E spero che ritornerai ancora presto e qui ci incontreremo la prossima volta. Nel frattempo ritornando in Italia, in primavera? per una vacanza, come ti ho promesso verro’ a conoscere la tua famiglia.
    Un abbraccio affettuoso a tutti voi. Ciao Silvano

    1. Carissimo Silvano, certo che ti aspetto in primavera. Mi spiace non essere riuscita a combinare, ma credimi, sono stati giorni super impegnativi ed è mancato letteralmente il tempo materiale per altro. Purtroppo i giorni a disposizione erano veramente pochi, ma nonostante questo la mia volontà di fare questo viaggio era talmente forte che anche un piccolo “morso e via”-che poi si è rivelato molto di più- sarebbe stato meglio che non fare nulla del tutto. A presto e grazie per essermi sempre così vicino

  3. Carissima Kim,
    io e la mia famiglia siamo molto felici per tutte queste incoraggianti novità.
    In bocca al lupo e ti auguriamo che il Destino ti aiuti.
    TE LO MERITI PIENAMENTE!!!

    1. Grazie carissima, che bello il vostro sostegno, lo percepisco e mi piace un sacco. A prestissimo, per raccontarci tutte le ultime novità 🙂

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