Niente scuse, solo verità

Manca poco più di un mese all’appuntamento con la maratona di Venezia e ….. Sono in alto mare. Anzi, altissimo.

Anche quest’anno la mia scelta per l’appuntamento clou autunnale è caduta su Venezia: chi mi conosce sa che con questa città e la sua maratona ho un rapporto particolare, fatto di amore ed odio allo stesso tempo. Da quando corro, mi sono iscritta praticamente ogni anno, e ho sempre fatto o molto bene, o molto male, senza mezze misure.

Come sempre, anche stavolta sono partita con le migliori intenzioni: avevo programmato i canonici quattro mesi di mazzo, fatti di levatacce (perché o corro la mattina presto o ciao, andata), fatti di quattro allenamenti in settimana, suddivisi in corsetta il lunedì, qualità il mercoledì, corsa il venerdì, lungo la domenica. In realtà le cose, finora, sono andate più o meno così: corsetta il lunedì (ma più spesso il martedì), corsetta il venerdì (ma a volte il giovedì o addirittura il sabato), la qualità del mercoledì uno si e uno no (ma spesso uno sì e due no, perciò corsetta 3 volte in settimana perché 9 volte su 10 scoppiavo a metà allenamento) e il lungo della domenica….. Il primo, che lungo non è, di 28 km lunedì, 3 giorni fa. Perché mi sono resa conto che manca solo un mese. 28 km portati a casa strisciando e alla fine dei quali l’unico desiderio che avevo non era quello di una doccia, che la dice lunga, ma quello di passare il resto della giornata sul divano a fare la larva. Peccato che quando si hanno figli, sia impossibile anche solo pensarlo.

Le settimane di tre allenamenti stanno vincendo su quelle di quattro. Se riguardo la tabella dell’anno scorso, per la stessa maratona, i km dell’anno scorso non solo vincono, STRA vincono su quelli di quest’anno. Se faccio un paragone, potrei dire che mentre l’anno scorso ero una macchina da guerra, quest’anno sono un triciclo che ha continuamente bisogno di una spintarella per avanzare di qualche metro.

Cos’è successo? L’ennesimo calo motivazionale? L’età che avanza? Il tempo che sembra non bastare mai? Nuove priorità? Nuove passioni? Non solo una di queste cose, ma un pizzico di ognuna, tutte insieme. Del resto, fedele alla mia fama di donna multitasking (ma ogni donna lo è), come poteva essere altrimenti?

L’unica cosa che mi sento di poter affermare con assoluta certezza è che l’amore per la corsa non è svanito, anzi, se possibile, ha acquisito valore. L’amore nei confronti di qualcosa o qualcuno ha mille sfumature differenti, che continuamente si evolvono, continuamente si adattano, continuamente cambiano. Il mio rapporto con la corsa è cambiato, perché io sono cambiata.

Sapete che amo la maratona più di ogni altra distanza. La amo perché ha qualcosa di eroico, è da eroi finirla ma soprattutto prepararla, la amo perché è una splendida metafora della vita: 42 dannatissimi, meravigliosi chilometri dove si può veramente sperimentare la più ampia gamma di sentimenti. La amo perché finirla mi fa sentire onnipotente, in grado di fare qualunque cosa, anche se alla fine ci arrivo spesso in ginocchio; e poi è meritocratica, almeno nella maggioranza dei casi. La amo. Punto.

Ho sempre identificato correre una maratona come una sorta di riscatto personale, un modo efficacissimo per auto affermarmi ed aumentare la mia autostima, sempre così bisognosa di nutrimento, nonché un mezzo altrettanto efficace per buttare fuori (letteralmente) quella rabbia interiore che mi ha accompagnata per mezza vita. E poi, lo sapete meglio di me, una volta che provi l’ebbrezza di tagliare quel traguardo, ne vuoi ancora, ancora e ancora, un po’ come quando infili il dito nel barattolo della Nutella o sei all’inizio di una storia d’amore: non ne hai mai abbastanza. Così è stato per me. Per molto tempo.

In questo 2016 è successo che, complice il desiderio di provare a cimentarmi nella triplice (il racconto dettagliato del mio esordio lo trovate qui) ho “scoperto” il nuoto, e dopo averlo inizialmente odiato, perché proprio non ne venivo a capo, a forza di auto convincermi che fosse una figata, ho iniziato ad apprezzarlo davvero e magari, per tornare al paragone con le relazioni amorose, proprio perché non è stato un colpo di fulmine, quella col nuoto è destinata ad essere una lunga storia d’amore anziché un fuoco di paglia. Vedremo.

E’ successo che i miei figli stanno crescendo a vista d’occhio, Alberto è al primo anno di superiori (!!!), Stefano è ancora “piccolo” ma con le idee già molto chiare: “Un giorno anche io nuoterò alle Olimpiadi”. Vedremo strada facendo se queste idee sono realmente così chiare: intanto è già un bell’impegno rispettare gli allenamenti in piscina tre/quattro volte alla settimana.

E’ successo che è nato questo blog, che per quanto discontinuo, slegato e sconclusionato possa sembrare, “succhia” tanta energia alla sottoscritta. Anche questo è uno strumento meraviglioso per mettermi in gioco e sperimentare, facendo quello che a detta di molti è ciò che mi riesce meglio: coinvolgere scrivendo. A proposito, sapete qual è il complimento più bello e ricorrente che mi fanno riguardo a hellokim? E’ una domanda, ed è questa: “Ma chi ti scrive i pezzi per il blog? Sono lunghi ma mi tengono incollato/a fino alla fine.” Beh, scusate, ma sono soddisfazioni!! E comunque, scrivo io, dalla prima all’ultima parola, virgola, punto, punto e virgola, nel bene e nel male.

perfect-momentE’ successo che il tempo scorre inesorabilmente e l’età avanza: a 44 anni, pur essendo sempre una batteria carica di energia, anche se sempre più spesso a corrente alternata (44 non sono 20 e neanche 30, ma nemmeno 40 credetemi), ho sempre più voglia di godermi il momento, assaporarmi fino in fondo la domenica mattina ad esempio, lenta e pigra, con i miei figli nel lettone. Anche se era in programma il lunghissimo di 32 km. Che lunghissimi posso farne tanti ancora nella mia vita, ma Alberto e Stefano sotto le stesse lenzuola, con il loro profumo, la loro pelle contro la mia, le loro confidenze di piccoli uomini, sono momenti impagabili che non mi fanno desiderare nient’altro se non essere li, in quel momento, il più a lungo possibile, e per una volta tanto, al diavolo tutto il resto. Non so se è un discorso da “vecchi”, ma più vado avanti, più sento l’esigenza di vivermi alcuni momenti della mia vita in slowmotion, proprio per gustarmeli fino in fondo e marchiarli a fuoco nella memoria delle sensazioni e dei sentimenti.

gyeongbogkungE’ successo che dopo aver fatto pace con il mio Paese d’origine, l’ultimo viaggio in Corea fatto con la mia famiglia ha contribuito in maniera determinante a “perdonarmi” il passato e lasciarmelo sempre più alle spalle, qualunque esso sia, reimpostando il mio database e rivoluzionando le mie priorità, anche quelle agonistiche: sarò sempre ammalata di sport e pettorale, ma prima la corsa era anche un mezzo per spurgare colpe inesistenti, un modo per trasferire una sofferenza interiore su un altro livello di sofferenza, quella fisica, tremenda, ma in qualche modo più sopportabile. E’ complicato, lo so, ma mi domando spesso se dietro questa mia smania di portare tutto all’estremo, tipo correre 4 maratone in tre mesi e mezzo, si nascondesse una sorta di dipendenza se non di autolesionismo. Poi ok, tutti d’accordo, c’è l’euforia, la gioia incredibile di tagliare il traguardo, il conoscere persone fantastiche, ma è tutta una conseguenza. Fatto sta che se solo un anno fa mi avessero detto che non mi sarebbe importato chiudere una maratona in 5 ore piuttosto che in 4, avrei risposto categoricamente con un “Impossibile, sei pazzo, non mi conosci”. Non che ora mi sia del tutto indifferente, ci mancherebbe! So già che mi mangerò il fegato quando sarò io ad essere sorpassata durante gli ultimi chilometri e mi maledirò per non essermi allenata adeguatamente. Del resto, chi mastica corsa da un po’ di tempo lo sa: la maratona richiede dedizione, rispetto e soprattutto non si improvvisa; sarebbe come affrontare una verifica o un esame universitario studiando come pazzi solo pochi giorni prima. Quello che sto facendo io insomma: ho sempre “corricchiato”, ma manca un mese e la corsa più lunga segnata sul mio diario di allenamento è quella di 28 km lunedì. Correrò 30 km (spero) domenica in occasione della 30 Trentina a cui sono iscritta, la mezza maratona di Trento il 2 ottobre e farò l’ultimo e unico lunghissimo degno di questo nome due settimane prima della data fatidica.

Insomma. Si poteva fare meglio.

Si può sempre fare meglio: penso ad esempio alla mia stagione di grazia, solo un anno e mezzo fa, dove ho siglato il mio personale di 3 ore, 40 minuti e tot secondi alla maratona di Houston (un tempo stratosferico per le mie possibilità). Penso che se mi impegnassi seriamente, facendomi un mazzo così, probabilmente quel crono potrei anche ripeterlo, ma se questa poteva essere una priorità qualche mese fa, non lo è più oggi, perché ho trovato altri modi per auto affermarmi, e sento sempre meno l’esigenza di dover dimostrare ad ogni costo che se voglio sono in grado di fare qualunque cosa: dal cambiarmi le gomme della macchina ad aprile e novembre, al chiudere una maratona sotto le 4 ore, ad andare sulla luna con il razzo di lego costruito da mio figlio. Perché ne sono consapevole. Posso veramente andare sulla luna con il razzo fatto di lego! Scherzi a parte, conosco i miei limiti e amo pensare di poterli spostare sempre un filo oltre, stabilendo sempre un nuovo punto di partenza, se il contesto e le circostanze lo permettono, in ogni ambito, non solo sportivo. Stavolta per preparare la mia maratona preferita non è successo, perchè al momento, per me, le priorità sono altre, e gli angoli della coperta sono sempre 4: non voglio assolutamente che qualcuno rimanga con i piedi scoperti. Ma continuo ad amare la corsa e la maratona, ed ovviamente mi impegnerò al massimo nelle prossime gare. Come potrebbe essere altrimenti? La corsa mi ha regalato e continua a regalarmi emozioni incredibili, rapporti umani meravigliosi e se come me amate il running  lo sapete: se si rimane più di qualche giorno senza sgambettare, guai! Nulla come la corsa è in grado di aprirmi la mente, ogni singolo pezzo di questo blog nasce, prende forma e vita durante le mie uscite di corsa, e non durante tot vasche in piscina o tot chilometri in bicicletta. Come faccio a non amarla? Del resto, sapete come si dice, no? Il primo amore, non si scorda mai. Buone corse a tutti!




Tag:, , , , , , , ,

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*