Skechers Go Run Ride: ovvero, un colpo di fulmine diventato amore

Questa è una storia che comincia a novembre 2014, quando il marchio Skechers, nella mia testa, è legato “solo” alle sneakers ed al personaggio di Britney Spears. L’occasione per conoscere più a fondo questo brand, e la sua Performance Division legata al running, si presenta in occasione di un contest on line (che vinco) in cui la divisione italiana del colosso statunitense, in collaborazione con Runner’s World Italia, mette in palio un viaggio a Houston, Texas, e la possibilità di correre la sua maratona di cui è sponsor tecnico. A quasi due anni di distanza mi vengono ancora i brividi quando ripenso ai miei giorni texani, meravigliosi ed indimenticabili, suggellati da un personal best inaspettato (è la quarta maratona in pochi mesi), incredibile e stratosferico per le mie possibilità: un risultato frutto del mio innegabile stato di grazia, del triangolo che per quell’unica occasione mi esce equilatero con i lati allenamento, alimentazione, e riposo finalmente in perfetto equilibrio, del percorso e del tifo fantastico e si, anche delle scarpe, nel mio caso le Go Run Ride .

Fino a quel momento, anni vissuti attraverso tanti modelli, di tante case produttrici, tanti acquisti, alcuni più azzeccati di altri, ma senza mai raggiungere quella sensazione di aver trovato LA scarpa, quella che diventa un tutt’uno con te e la tua corsa fin quasi a dimenticarti di averla ai piedi.

Entrare nel mondo Skechers è stata una rivelazione e mi si è davvero aperto un mondo. Ma andiamo con ordine. Cos’è che rende così speciale le Go Run Ride?

  • Il comfort: la prima sensazione che hai appena ci infili i piedi, è quella di una meravigliosa sensazione di benessere, di welcome home, quasi di sollievo. Come quando libero le mie estremità dall’agonia di una serata di tacco 12 e le pantofole di feltro bordate di pelo mi rimettono in pace col mondo intero. O come quando, dopo una giornata sulle piste da sci, con i piedi imprigionati per ore negli scarponi, mi infilo i Mon Boot e la sensazione di profondo benessere che istantaneamente provo è quasi insostenibile. Ecco, calzare una Go Run Ride per me è ricevere una bella, rassicurante, adorabile coccola. Il piede è comodo, senza essere costretto ma nemmeno lasciato troppo a se stesso, o peggio ancora, libero di vagare. La tomaia è praticamente priva di cuciture. avvolgente senza essere invadente, promette e mantiene comfort senza rinunciare alla traspirabilità grazie alla tecnologia Skechers Go Knit™. Io ci ho corso le mie maratone più belle, anche avendole acquistate solo il giorno prima (sconsigliato da molti e cosa che in effetti faccio solo con questo brand): mai un problema, nè di vesciche, nè di unghie nere ma nemmeno di irritazione da sfregamento.ridestrike
  • Drop: 4 mm sono pochini, ma un dislivello postero-anteriore così basso, ispirato alla filosofia del Natural Running, unito alla Mid-foot Strike Technology propria di Skechers, favorisce istintivamente un appoggio neutro del piede, con la sua intera parte centrale; anche a chi, come me, da sempre impatta al suolo con il tallone. Non nascondo che dopo anni di drop dai 10 mm in su, non credevo che anche una differenza minima e all’apparenza insignificante di anche solo mezzo centimetro potesse fare tutta la differenza del mondo: dopo qualche uscita di strane sensazioni e un pizzico di disagio (del resto riprogrammare il proprio stile di corsa e adattarsi a uno nuovo che per quanto efficace non ci è appartenuto fino a quel momento, non è così scontato e richiede tempo, pazienza e soprattutto motivazione), i benefici non tardano a manifestarsi: sento che riesco ad avere un appoggio ed una corsa più reattiva, ma soprattutto la mia schiena è sollecitata molto meno rispetto ad una volta perchè si riducono drasticamente i cosiddetti traumi da impatto.

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  • Suola ed intersuola. La suola di queste running shoes, oltre ad essere supermorbida, è davvero particolare: è disseminata di quelli che Skechers chiama Power Pillars®, una serie di cuscinetti realizzati in Resalyte® che oltre a fornire appoggi di volta in volta indipendenti fra loro, regalano un’ulteriore reattività alle varie sollecitazioni a cui sono sottoposti. E l’ammortizzazione? Ancora una volta entra in gioco il Resalyte®, esclusiva del brand statunitense, una tecnologia che garantisce un ottimo cushioning a livello di intersuola riuscendo a non sacrificare la leggerezza complessiva della scarpa: solo 212 gr per la versione femminile, soletta sottopiede inclusa, che si può togliere andando ad alleggerire ulteriormente il peso complessivo senza rinunciare ad un appoggio comunque morbido, o sostituire con una soletta specifica.ride3
  • Il dettaglio in più: sembra un particolare insignificante, ma il Quick-Fit, quel buco posto sul retro della calzatura, all’altezza del tallone, è di una comodità pazzesca, soprattutto quando si ha poco tempo e sembra che guadagnare anche un misero secondo nell’infilarci le scarpe possa salvarci la vita. ride1L’ho sperimentato personalmente nel mio primo e finora unico triathlon (se volete, il racconto dettagliato lo trovate qui), in quella famosa zona cambio dove ogni secondo è di un’importanza estrema per la salvaguardia psicologica degli atleti: tak tak, fatto, via una scarpa (da ciclismo), dentro l’altra (da running), un dito e il piede è dentro, senza affanno e senza panico.
  • Last, but not least (ultimo, ma non per importanza), l’ottimo rapporto qualità prezzo, e colori bellissimi, che per noi donne è importante sentirci femminili e fashion anche quando corriamo…

La Go Run Ride, arrivata al suo 5^ upgrade, è la mia scarpa d’elezione, la mia scarpa perfetta, ma ognuno deve trovare la sua, perchè non c’è nulla di peggio che correre con la scarpa sbagliata: io ci corro le ripetute, ma anche i lunghissimi e potrei definirla una scarpa addirittura universale per le mie esigenze. Leggerissima ma ammortizzata a sufficenza anche per la distanza regina se non sei un peso massimo e se quello che cerchi è anche un pizzico di reattività che aggiunge pepe ad ogni corsa: non ti inchioda al suolo quando provi a cambiar passo per intenderci, ed è quella che ti fa dimenticare di avere una scarpa al piede quando decidi di sprintare (??!!?) gli ultimi 195 metri di una maratona, tanto per capirci, ma al tempo stesso è in grado di proteggere e salvaguardare i tuoi muscoli, i tuoi tendini e le tue articolazioni durante i 42.000 metri precedenti. Che è tutto dire.

E poi ci sono legata affettivamente, che suona strano detta così, per una scarpa: ma è quella del personale a Houston, quella del mio primo triathlon/figata dello scorso luglio, di una bellissima esperienza a Verona un anno fa e della Venicemarathon di ieri, dove anche se sono scoppiata letteralmente e ho sofferto come non mai, provo sempre emozioni incredibili ed incontro sempre, dico sempre, persone ancora più incredibili. Sono legate indissolubilmente alle mie maratone più belle queste Skechers, anche quando il loro motto “Go like never before” (Vai/corri come mai prima), ieri per me è diventato “Be strong like never before”, Sii forte come mai prima ed abbi il coraggio e la forza di tagliarlo quel traguardo, nonostante tutto.




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