Lion, la strada verso casa: ben venga, ancora meglio!




Il 22 dicembre uscirà nelle sale cinematografiche italiane Lion, la strada verso casa, presentato al recentissimo Festival del cinema di Roma. Ancora prima della sua uscita ufficiale, questo lungometraggio che segna l’esordio assoluto alla regia cinematografica di Garth Davis (famoso sinora soprattutto per i suoi spot pubblicitari), ha già creato una netta spaccatura fra i critici: c’è chi lo osanna, considerandola una pellicola da almeno un paio di statuette, c’è chi invece lo definisce melodrammatico ad ogni costo e troppo “estetico”.

Al di là di ogni giudizio o polemica, quando un paio di giorni fa ho scoperto dell’esistenza di questo film, la mia prima reazione è stata quella di esclamare: “Finalmente un filmone che parla di adozione e di ricerca!!!”

E’ una storia vera: si potrebbe scrivere un libro e fare un film di ogni adozione, ma, obiettivamente, in questo caso non si poteva chiedere di meglio.

E’una mega produzione hollywoodiana? Ben venga!

Il cast è stellare? Ancora meglio!! Temi tosti come quello dell’adozione e della ricerca delle origini, della propria identità e dei propri legami famigliari sono delicatissimi da affrontare, e necessitano di attori “veri”. Tra l’altro, Nicole Kidman che interpreta la madre adottiva lo è davvero anche nella vita reale, quindi la scelta è azzeccatissima e, secondo me, non casuale. E poi è bravissima.

Ovviamente del film io ho visto solo il trailer ufficiale. Più di una volta. Anzi, ancora e ancora. E ogni volta un nodo alla gola ha rischiato di esplodere. Saroo, il protagonista, sono io. E’ Saroo che prende il treno sbagliato e si smarrisce nella sua India, ma sono anche io che (forse) mi smarrisco in una Seoul immensa e ancora in ginocchio per via della guerra e vengo portata in una delle tante stazioni di polizia. E’ Saroo che, una volta adulto, intraprende un percorso di ricerca delle sue origini temendo di ferire i suoi genitori adottivi, e sono Saroo/Kim ancora una volta quando diventando mamma a mia volta mi rendo conto che questo è un percorso che devo assolutamente affrontare.

Lion, la strada verso casa, è il classico esempio di film nei confronti del quale sarà impossibile rimanere indifferenti. E non parlo solo del “popolo adottivo”: ciò che mi auguro maggiormente, davvero, con tutto il cuore, è che un’opera cinematografica come questa possa essere d’aiuto per tutti quegli adottati e le loro famiglie che magari si sentono ancora inadeguati e quasi colpevoli nel provare certi sentimenti e certi bisogni. A costo di ripetermi, ma se un film può essere d’aiuto in questo senso, ben venga! Se poi vincesse pure un oscar… Ancora meglio!

Io intanto so già che il 22 dicembre prossimo sarò al cinema con i miei cari in prima fila: dose max di pop corn nella mano destra, una valigia di Kleenex in quella sinistra.

E poi vi racconterò…..

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