Il valore delle piccole co(R)se

L’altro giorno stavo facendo un po’di ordine nel mio armadio, e riordinando tutte le magliette tecniche delle varie manifestazioni a cui ho partecipato, mi sono resa conto di quanta strada hanno percorso le mie gambe finora, di corsa: tanta, veramente tanta, anche perché a monte ci sono tutti i chilometri della preparazione. Sapete cosa ho pensato subito? Dov’è finita quella voglia tremenda e bellissima di schizzare fuori casa e sciropparsi almeno una quindicina di chilometri di corsa, un giorno si e uno no, a volte un giorno si e quello dopo pure?

In un nanosecondo ho realizzato che in questo 2017 per la prima volta “diserterò” una classicissima come la mezza di Verona e non ho la minima idea di quale maratona correrò quest’anno. SE la correrò. Gli ultimi mesi sono stati, sportivamente parlando, complicati. Fisicamente nessun problema (beh, proprio nessuno, insomma….), ma la voglia, ahimè, fino a qualche settimana fa è rimasta sotto i tacchi.

Credo che per ognuno l’aspirazione massima sia vivere la propria vita facendo ciò che piace di più, senza trascurare le cose importanti. Io amo correre, anche se sicuramente non è lo scopo primario della mia vita, ma per quanto mi riguarda, trovare la motivazione per correre regolarmente, sempre, è sempre più difficile. Confrontandomi con i miei amici più cari, il suggerimento più gettonato è stato questo: “Ovvio che non sei motivata, non sei iscritta a nessuna gara! Iscriviti ad una mezza, programma una maratona e vedrai che la voglia di sgambettare torna, eccome!”

Verissimo, MA …..

………………………..

Quindi correre ha senso solo se si è iscritti ad una gara? Se correre è passione vera, non si dovrebbe trarre piacere dal semplice fatto di farlo e basta, senza massacrarsi di ripetute, senza controllare l’orologio ogni due secondi per verificare quanto stiamo andando veloci? O, come nel mio caso, lenti? Non sarebbe bello infilarsi le scarpe e uscire a correre sempre e solo perché se ne ha voglia e non perché lo impone la tabella? O perché vogliamo battere il nostro compagno di squadra alla prossima occasione?

Ultimamente mi sono posta spesso queste domande, perché dopo la maratona di Venezia ho lasciato passare tanto tempo senza correre, addirittura troppo. Due mesi di inattività quasi totale, da non credere! Io che sono una di quelle che se non si sveglia stanca la mattina e non va a dormire esausta la sera non è contenta, non mi riconoscevo più in questa nuova dimensione. Certo, mi sono dedicata ad altro, la famiglia viene sempre al primo posto, e a singhiozzo ho ripreso anche a nuotare con una certa regolarità, ma senza corsa non so…. All’inizio è stato quasi un sollievo, poi, con lo scorrere dei giorni, mi sono ritrovata sempre più stanca e svogliata, con l’umore più ballerino del solito ed un nervosismo sempre più evidente.

Per l’ennesima volta, ho ricominciato daccapo, non dico da zero ma quasi: ripensare alle mie primissime uscite, quando riuscire a correre ininterrottamente per cinque, dieci, venti minuti di fila rappresentava un successo incredibile, e riviverle ancora una volta da runner esperta e consumata, è stata una bella lezione di umiltà e illuminante, più di tante parole.

Alla fine dei conti, amo la corsa proprio per questo. E’ un po’ come la vita: ogni volta mi rimetto in discussione, cado, mi rialzo, e soprattutto riparto.

Braccia rubate all’agricoltura :-))

Se poi succede come l’altro giorno, quando periodicamente e con un certo orgoglio rispolvero ogni singola medaglia, ogni pettorale e anche ogni maglietta, beh… Non posso fare a meno di domandarmi: “A quando la prossima?”

Non potete immaginare (o forse si) quali e quanti sentimenti contrastanti ho provato nel riprendere in mano, uno per uno, quei pezzi di poliestere: ognuno con la propria storia, fatta di esperienze da custodire, di incontri da ricordare e di aneddoti da narrare; potrei raccontarvi ognuna di queste cose -storie, esperienze ed aneddoti- per ognuna delle gare a cui si riferiscono quelle magliette, e sarei pronta a scommettere che anche la maggior parte di voi, se non tutti, sarebbe in grado di farlo. Poi magari ci dimentichiamo dell’anniversario o del compleanno del marito, moglie o fidanzata, ma questo è tutto un altro discorso;-)

Non so più chi ha detto che sono le piccole cose a provocare i grandi cambiamenti, ed è vero. Da quando corro, sono una persona migliore, e credo di potermi definire runner a tutti gli effetti anche se non corro due maratone all’anno o neanche una; anche se, per l’ennesima volta mi sono ritrovata ad annaspare alternando corsa e cammino quando non ne potevo più di solo nuoto e ho ricominciato con il running; anche quando una piccola corsa di 50 minuti “rubata” mentre mio figlio si allena in piscina ha un suo valore seppur fatta senza orologio perché terminata senza troppo affanno e soprattutto senza pause cammino…

Così, cari amici runners e sportivi nell’anima, non crucciamoci se, ancora una volta, ripartiamo dalle piccole cose e dalle piccole corse, perché di un grande amore ricorderemo e rimpiangeremo soprattutto le piccole co(R)se che lo rendono grande: perciò, potremmo anche dimenticarci dell’onomastico/compleanno/anniversario dei nostri cari, ma concorderete con me quando dico che spesso anche un piccolo gesto affettuoso, un’attenzione in più, un pensiero inaspettato, possono fare un’enorme differenza. La stessa che attualmente stanno facendo per me le mie piccole corse: mantenere vivo il fuoco di quella passione che sa tanto di amore.

Buone cose, buone corse, piccole e grandi, a tutti!

Ps: alzi la mano chi ha almeno un paio delle stesse maglie della foto nel proprio armadio :-). Al mio appello ne manca sicuramente qualcuna, perché lo spazio è quel che è e, mano sul cuore, qualcuna l’ho regalata.




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