Diversità ed autostima

Avevo già dedicato un post sulla diversità (per chi se lo fosse perso lo trova cliccando qui), essendo una condizione che ho sempre vissuto in prima persona per via del mio aspetto “vagamente” orientale… (Vagamente??!?! ;-)). Torno sul tema perché è una questione che mi sta particolarmente a cuore, sempre attuale, ma soprattutto perché nell’ultimo periodo sono stata “vittima” di qualche episodio che, lo ammetto, un pò mi ha destabilizzata: qualche esempio? Non molto tempo fa, approfittando dell’allenamento di nuoto di mio figlio Stefano per buttarmi in vasca e cercare di emularlo, mi è stato chiesto/ordinato di cambiare corsia: “Signorina, vada alla 5 o alla 7, perché non mi va di nuotare con i cinesi

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Vogliamo parlare delle spalle larghe e degli anticorpi che mi sono fatta in più di 20 anni nel settore della grande distribuzione, gli ultimi dei quali passati ad affettare e servire prosciutto e mortadella? “Aspetto la sua collega, non mi faccio servire dagli extracomunitari che rubano il lavoro agli italiani

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La scorsa settimana ero in coda al supermercato con i miei figli, prima di noi 3 ragazzini sui 10 anni con qualche sacchetto di patatine. Sguardi, risatine, bisbigli… Di nuovo sguardi, bisbigli, risate…. E infine, sguardi, sberleffi e la solita tiritera: “Cinesini cin cin, nihao, lo capite nihao….” Eccetera eccetera.

Bene. Tutto questo nel nostro civilissimo Trentino.

A quasi 45 anni, ormai dovrei essere impermeabile a queste cose. E INVECE NO. So che c’è di molto peggio, ma la richiesta di quel signore ha trasformato per un attimo la piscina nel posto peggiore del mondo e non il luogo a me tanto caro che ha visto nascere la storia d’amore fra me e mio marito; gli sberleffi di quei bambini hanno avuto il potere di farmi ripiombare nella dimensione più brutta della mia infanzia, quella dove venivo derisa ed emarginata dagli altri bambini, incitata a tornare a fare il samurai in Giappone o in Cina.

Italiani e coreani 😉

Negli anni ho imparato a mordere quando serve, ad ignorare quando non ne vale la pena, a gestire la situazione, a volte bene, altre volte meno, quando è necessario. Soprattutto per la mia salvaguardia mentale. In questa particolare occasione, devo ringraziare il commesso alla cassa che, fatto il conto e verificato che ai tre mancava giusto un centesimo per poter saldare, se n’è uscito così: “Ragazzi, vi manca un centesimo, ma io non ve lo abbuono perché siete dei grandi maleducati“. Beh, avrei voluto scavalcare il nastro e dargli un bacio! Battute a parte, mi sono preoccupata principalmente di come potessero reagire i miei figli; preoccupazione inutile. Alberto: “Vi manca un centesimo? Io posso darvelo, ma dovete chiedermelo in cinese, anche se noi in realtà siamo italiani e coreani“. FANTASTICO ALBERTO!

In macchina però, esaurita l’eccitazione del momento, un silenzio pesante ci ha accompagnato fino a casa. Come spiegare ai miei figli, per l’ennesima volta, che la diversità, in ogni sua forma, può essere un valore aggiunto e non necessariamente qualcosa di cui vergognarsi? Come far capire loro che al giorno d’oggi, essere notati, riconosciuti e ricordati perché fuori dagli schemi, dalle convenzioni date per universalmente valide, è a tutto vantaggio, purché non si arrechi danno a terze persone?

Sappiamo tutti che quei tre ragazzini, presi singolarmente, non avrebbero fatto e detto nulla, ma esserne consapevole non ha tolto quel vago senso di amarezza che mi ha accompagnata per giorni. Da mamma, ovviamente, tenderei a voler evitare qualsiasi tipo di sofferenza ai miei figli, anche la più banale, ma sono anche convinta che a volte è necessario imprigionare questo istinto e lasciare che alcune esperienze negative se le vivano sulla propria pelle affinchè imparino a trovare gli “strumenti più adatti” per superarle. Non sempre ci riesco. Mi sono affannata a rassicurarli in ogni modo possibile, finché sono sbottati: “Mamma, tranquilla, è tutto a posto, siamo sereni. Tu piuttosto, vuoi una camomilla?” Ok, messaggio ricevuto. Evidentemente la loro autostima è messa molto meglio della mia.

Si, perché anche se agli occhi della gente posso apparire una donna tosta (vero), con una forte personalità (vero anche questo), determinata (credevo fosse vero, ho scoperto che… dipende), sono anche molto insicura, insomma… Sono un essere umano, spesso in preda a dei roller coaster emotivi degni del miglior parco divertimenti. Ho deciso di pubblicare questo post solo dopo che rabbia, frustrazione e impotenza si fossero stemperate e sedimentate per lasciar posto a tentennamenti di ogni tipo: lo faccio, non lo faccio, lo pubblico, non lo pubblico….. E se poi passo per quella che vuol fare la vittima tutti i costi? E se vengo fraintesa? E se scateno qualche polemica?

Avreste mai detto? La Kim che scrive su questo blog senza essere blogger da oltre un anno ormai, la Kim che ogni tanto si diverte a postare video on line senza essere videomaker, a volte è preda dell’insicurezza più assurda. Ma dovesse riconoscersi in ciò che scrivo anche solo una persona, il mio scopo principale l’ho raggiunto. Perché la condivisione è importante: parlo della condivisione vera, quella dei sentimenti e degli stati d’animo, il resto…. sono solo numeri, importanti, ma numeri. Posso vivere senza, ma non posso vivere senza emozioni, e rendersi conto che non siamo gli unici a sentirci in un determinato modo in questo mondo pazzo, in questa meravigliosa follia chiamata VITA, beh…. E’ confortante e bellissimo.

Ieri ho trascorso una mezz’ora speciale con una persona speciale, con cui mi sono identificata in più di un aspetto pur provenendo da mondi completamente diversi: lo stesso fuoco della passione, gli stessi dubbi, ma soprattutto la stessa propensione a lasciarsi guidare dal proprio cuore. Se state leggendo queste righe, è anche merito suo e del suo entusiasmo POSITIVO. A volte non servono grandi cose per “risolverci” la giornata: una corsa, una chiacchierata con una bella persona, un post liberatorio. E una consapevolezza: sono la donna “tosta” che sono anche grazie alla sofferenza di questi episodi. Sono mamma e maratoneta, posso affrontare qualsiasi cosa. O quasi. Buona vita a tutti!

Nota: vorrei solo ringraziarvi, tutti voi, che vi prendete ogni volta del tempo per leggere le mie righe e condividerle. Faccio sempre un po’ di fatica a credere di avere “il mio seguito”: sono lusingata, e ci tengo a dirvi che per quanto strano possa sembrare, in qualche modo vi considero “parte integrante del mio mondo”. Non mi stancherò mai di dirlo: sappiate che per me significa molto poter condividere con voi qualche pezzetto della mia vita: è terapeutico per me e spero lo sia anche per voi. Grazie davvero, da me e dalla mia autostima ♥.




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2 thoughts on “Diversità ed autostima

    1. Grazie a te, sono felice che ti ci possa identificare, e come te tante altre persone,non solo per un discorso di etnia o provenienza. La diversità ha mille aspetti e sfacettature, e più spesso di quanto si creda può davvero essere un valore aggiunto

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