Vi racconto il mio #MyFutureSelfNY: non solo un concorso

Comincio questo post con una premessa. Io ho sempre definito quella di New York come la maratona dei pensionati, ma prima di lanciarmi le pietre fatemi spiegare: New York per un maratoneta è talmente OLTRE, talmente il TOP, il MITO, IL SOGNO che io l’ho sempre identificata con qualcosa di così speciale da riservarle il ruolo di ciliegina sulla torta, LA maratona per eccellenza, quella che, ancora prima di correrla, sai che nessun’altra reggerà il confronto, la degna conclusione di qualsiasi carriera podistica. Un pò come la pensione per un lavoratore: un obiettivo, un traguardo, e, visti i tempi che corrono, per molti un sogno. Da qui la mia personalissima equazione: maratona di New York=maratona dei pensionati.

Se fossi stata fra i tre vincitori del concorso (ricordo che in palio c’erano tre posti disponibili per volare nella Grande Mela), New York sarebbe stata la mia ultima maratona. L’ultimo, favoloso sigillo del mio breve ed umilissimo percorso sportivo.

Perché?

Perché ho la schiena in condizioni disastrose e secondo qualche specialista avrei dovuto mollare la corsa già qualche anno fa.

Il contest è capitato in un periodo di profonda crisi personale, sportivamente parlando, in cui arrancavo continuamente alla ricerca di qualcosa di eclatante che potesse regalarmi l’illusione (se non la certezza) di “chiudere in bellezza”, con qualcosa di importante, importante per me ma anche a livello assoluto. Da “primadonna” quale sono, New York sarebbe stata perfetta, poteva essere perfetta. ERA perfetta.

In questi ultimi due anni ho provato un po’ di tutto, mi sono cimentata nel triathlon (il racconto di quell’avventura pazzesca lo trovate qui), ho gareggiato nel nuoto (questo invece lo trovate qui 😉), mi sono dedicata saltuariamente a quella palestra e a quei pesi che ho sempre odiato aggrappandomi letteralmente a qualsiasi aspetto che mi facesse apprezzare almeno un terzo di ciò che apprezzo della corsa e della maratona. Ovviamente, senza mai trovarlo. Dico ovviamente perché io alla corsa devo molto, e con la maratona è nata quella storia d’amore che è spesso la logica conseguenza di un senso di riconoscenza profondo; e quando non lo è, ne costituisce sempre ed inevitabilmente una buona fetta… Penso ad esempio al mio rapporto con i miei genitori adottivi: affermare che non sia un legame d’amore profondo sarebbe un’eresia, ma non posso nemmeno negare che è sempre stato condizionato da una fortissima componente di riconoscenza per “avermi salvata” da una vita misera. Questo almeno nella mia mente contorta di bambina prima, di adolescente difficile (molto difficile) poi e poi…. Si cresce e si matura (forse) e diventando mamma a mia volta ho capito molto.

Soprattutto ho perdonato e mi sono perdonata molto.

2011, esordio alla maratona di Milano

Da quando ho corso la mia prima maratona, a Milano nel 2011, non sono più stata la stessa. Dopo quella, ne sono seguite molte altre, poche preparate adeguatamente, alcune affrontate con incoscienza folle, pochissime quelle corse bene (forse tre). Ma anche quelle finite in ginocchio, camminando o strisciando, mi hanno sempre regalato qualcosa di importante: un incontro speciale, un’esperienza da condividere, a volte solo da raccontare, un rapporto da coltivare, un insegnamento. La Maratona è, a mio avviso, la metafora della vita più bella che ci sia: con l’esperienza e vivendola appieno impari ad averne rispetto, capisci che spesso è l’atteggiamento con cui la affronti che te la fa vivere col sorriso o a denti stretti, impari a non fasciarti troppo la testa su quel che sarà che non tutto è prevedibile, ma intanto fai del tuo meglio ora, così da non dover recriminare nulla in ogni caso… Soprattutto impari che non è una mera questione di dominio (sorrido quando sento espressioni del tipo “Sono riuscita a dominarla prima che Lei dominasse me”), ma che, come in tante “cose della vita”, il segreto sta nel farsela complice questa vita. Almeno finchè si può.

L’ho detto più volte, e lo ribadisco: come tutti gli altri finalisti del contest ci ho sperato fino all’ultimo, ma ho quella serenità regalatami dalla consapevolezza che più di così…. Non avrei potuto fare. Sono orgogliosissima di questo mio viaggio, un percorso bellissimo travestito da gioco e rivelatosi una sfida appassionata ed appassionante, prima di tutto con me stessa.

MyFutureselfNY, per me, avrà sempre il sapore buonissimo della fatica più schiacciante mai provata, sarà il ricordo indelebile della complicità di certe albe fra me e mio marito dove più delle parole esprimevano certi sguardi assonnati ma in cui si intravedeva la scintilla di un sogno da realizzare INSIEME.

MyFutureselfNY per me sarà sempre quell’odore indefinibile in auto, sudore (il mio) misto cloro di Stefano per via dei suoi allenamenti in vasca (chi nuota credo capisca. Anche se docciati, ci si porta dietro una scia di cloro, ma si sente solo in macchina) e la certezza di essere stata per mio figlio un esempio da seguire, almeno in termini di passione, determinazione e dedizione nel perseguire un obiettivo, qualunque esso sia.

MyFutureselfNY è stato anche un modo per scoprire nuove persone, RI-scoprirne altre e lasciarne andare qualcuna: ma sono felicissima di poter dire che, pur minando un paio di rapporti, questi hanno “resistito” e se è vero che ciò che non uccide fortifica, si riveleranno presto nella loro totalità con una forza dirompente. Questo me lo auguro con tutto il cuore, perché sono malata di rapporti umani, quelli belli che fanno stare bene.

Da agonista competitiva, sarò sempre grata a MyFutureselfNY per avermi fatto provare l’ebbrezza di scendere finalmente abbondantemente sotto i 5′ al km: non sono mai stata una patita del crono a tutti i costi, ma, diciamolo pure… Ogni tanto, CI STA. Senza la fortissima motivazione data dal concorso, credo che non avrei mai potuto sostenere un percorso di allenamento degno di un’atleta di livello. Il mio ego ringrazia. E la Kim “atleta appassionata” è piena di gratitudine per quell’Ivano, il coach, che ha saputo guidarmi, accogliermi, capirmi. Ancora una volta. Cogliendo spesso quel momento in cui una parola gentile, un aneddoto o una battuta avrebbero prodotto più effetto di uno “sterile allenamento di ripetute”.

L’ho amato questo concorso, più di quanto potessi immaginare: mi ha insegnato una volta di più che il mondo running è un mondo bellissimo, composto fondamentalmente da belle persone, che spesso puoi capire (almeno un po’) quelle stesse persone da come scrivono, da come ti guardano negli occhi mentre ti parlano, da come sorridono o non sorridono mentre corrono. Ecco, ho imparato che non esiste un modo più giusto rispetto ad un altro di viversi questa passione: ognuno ha il suo, quello che istintivamente lo rappresenta meglio e lo fa sentire se stesso fino in fondo. Né più, né meno. Non so se il mio modo di vivere la vita e la corsa sia “giusto in termini assoluti” … So per certo che è quello più giusto per me, e che mi ha permesso di accogliere con sportività e serenità il verdetto finale, in una giornata che ricorderò finché campo, densa di sensazioni, carica di emozioni sprigionate da una stretta di mano furtiva sotto il tavolino di un bar all’aperto a Milano a suggellare un “C’è qualcosa di magico nell’aria stasera, nonostante tutto”; una giornata scivolata via quasi indolore sull’onda di chiacchiere e confidenze tra simili che condividono lo stesso punto di partenza e che si rivela un collante straordinario ogni volta. Enzo, grazie di cuore.

Alla fine, tutto questo è stato molto più di un contest per vincere la maratona di New York. Il prossimo 5 novembre non sarò presente fisicamente nella Grande Mela, ma amo pensare che la maratona della vita, come l’ho sempre definita, la correrò un po’ anche io attraverso le gambe e il cuore di Salvatore, Jessica e Giulia.♥

Nota: domenica correrò la maratona di Venezia, l’alternativa a New York designata fin dall’inizio di questa avventura. A questa città e alla sua maratona sono legata da un vero e proprio rapporto d’amore, che va oltre ogni spiegazione logica. E poi? E poi chissà… MyFutureSelfNY ha lasciato giusto lo spazio per un altro sogno. “Accontentarsi” richiede quel tipo di coraggio che io ancora non ho. Nulla capita per caso, e ricordate? Ogni cosa ha il suo tempo. Intanto, nel caso ve lo foste perso su Facebook, vi lascio il mio MyFutureSelfNY tradotto in immagini video, compreso il video di candidatura/presentazione. Un viaggio nel viaggio, buona visione.




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2 thoughts on “Vi racconto il mio #MyFutureSelfNY: non solo un concorso

  1. Mi spiace molto leggere che non andrai a New York… io adoro quella città anche se non corro la maratona … ma vorrei tanto tornarci un giorno… magari ci andremo insieme e io ti aiuterò a portare i bagagli! Anche se ti leggo poco.. e ti conosco ancora meno… (conosco poco anche Maurizio..) ti apprezzo molto e mi complimento per come sei brava a scrivere… tutto il contrario di me! Forza Kim

    1. Cara Katia, mai dire mai nella vita. Quando meno te lo aspetti da un’occasione mancata nascono nuove opportunità. Grazie delle belle parole, un caro saluto

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