Sempre avanti!

Vi ho “lasciati” nel 2017 facendovi partecipi di quello che sarebbe stato il mio obiettivo principale per l’anno appena iniziato: correre la maratona nel mio Paese d’origine, a Seoul, il prossimo 18 marzo insieme ad altri koreani adottivi provenienti da tutto il mondo (il post dedicato lo trovate cliccando qui). Un sogno, più che un obiettivo. Un sogno che con grande, grandissima fatica sta diventando realtà. Fatica fisica, certo… Sappiamo tutti quanto impegno richieda preparare la distanza regina, ma in questo caso la fatica a cui mi riferisco è di tutt’altro genere. Rispetto al progetto iniziale e da quando ho scritto quel post, tante cose sono cambiate e qualche boccone amaro l’ho inghiottito.

Fin dall’inizio sapevo che non sarebbe stata una passeggiata. “Kim, sei proprio convinta di iniziare questa avventura? Lo sai, vero, che è molto probabile che non si arrivi a nulla? Lo sai, vero, che non sei “nessuno”, che non sei l’atleta di livello, che non sei un’associazione, che non sei nemmeno una blogger seria, che non sei qui e che non sei là, che qualche batosta la prenderai, che sarai giudicata ed additata…”

Questa era la vocina di quel grillo parlante travestito da diavoletto con cui ognuno di noi, si rapporta più volte nel corso della propria esistenza, quella che, in base al proprio grado di autostima o di insicurezza, si trasforma da vocina a vociona a seconda dei casi.

Volete saperla una cosa? E’ veramente durissima!!

Ma è anche un’avventura straordinaria, che, oltre a togliermi il sonno, mi sta regalando un bagaglio di esperienza incredibile, smantellando in modo quasi imbarazzante le mie sicurezze iniziali, sostenute forse da un pizzico di superficialità di troppo (quella tipica dettata dal grande entusiasmo e dalla poca esperienza nel “maneggiare” questo tipo di cose).

Vista da fuori, ogni cosa sembra facile. E che ci vuole? “Nulla”, a parte la capacità ad incassare colpi su colpi senza esserne sopraffatti, la predisposizione ad andare avanti nonostante tutto e tutti, anche quando sembra che ogni cosa remi contro di te. La verità è che è un progetto in cui credo talmente tanto, che ogni “no” ricevuto ha alimentato in modo esponenziale la mia determinazione nel proseguire quest’avventura.

Rogne? A bizzeffe! Investimento di energie, risorse e tempo? Enorme, e nove volte e mezza su dieci per concludere meno di niente. Il fegato? Quale fegato?

MA…

Il 18 marzo prossimo sarò a Seoul a correre la maratona! Non solo, lo farò insieme ad altri adottivi per cui correre nella propria terra d’origine riveste un significato che va oltre tagliare il traguardo, o farlo con un determinato crono. Lo farò consapevole che possiamo riappropriarci di parte delle nostre radici anche attraverso la fatica dei 42 km, correndo al ritmo cadenzato dei nostri passi all’unisono con i nostri cuori, che in quell’occasione batterano tutti per una buona causa (qui viene spiegato tutto nel dettaglio)

Ricordo che quando cominciai a parlare di questa cosa in famiglia, ancora qualche anno fa, i miei figli mi chiesero: “Ma mamma, perchè??”

Già. Perchè? La madre di tutte le domande…

Lo faccio perché correre “semplicemente” 42 km, anche se nel Paese che mi ha vista nascere, non mi basta… Lo faccio perché incasinarmi la vita mi riesce da Dio, lo faccio perché ho scoperto che aiutare gli altri e condividere la parte migliore di un sogno che da mio diventa di tanti mi fa stare bene con me stessa, condizione che inseguo da tutta la vita…

 

Lo faccio perché ho dentro un fuoco, che quando arde con fiamme belle vive mi fa toccare punte di felicità incredibili, ma quando l’ossigeno si esaurisce, rischiano di spegnersi anche le braci, e, anche grazie a questo progetto, sto imparando ad alimentarlo con la giusta dose di legna e di ossigeno.

Lo faccio perché, pur non rinnegando assolutamente la mia adozione, ANZI (continuo a ribadirlo, considero la mia adozione la chance migliore che la vita mi ha offerto), aiutare e sposare la causa di Kumfa lo sento un po’ un dovere morale: la Corea è un Paese ricco, ma tante madri single sono costrette ad abortire o a dare la propria creatura in adozione per evitare il fortissimo stigma sociale di cui sarebbero vittime; Kumfa, come già spiegato sulla mia pagina Facebook, offre aiuto concreto e supporto a quelle mamme che, decidendo di tenersi il proprio bambino/a, subiscono il rifiuto totale anche della propria famiglia.

 

Lo faccio perché vorrei poter dire ai miei figli e ai miei nipoti, un giorno, che ho scoperto il vero senso della vita, e che questo progetto ha il sapore inconfondibile delle cose belle, quelle che mi fanno sentire VIVA nel modo migliore (che mi piace un sacco), vivendo sentimenti all’apparenza opposti ma che non avrebbero senso l’uno senza l’altro.

Lo faccio perché anche quando viaggio sul confine sottilissimo che separa la lucidità dal delirio (durante le ripetute, ovvio), confondendoli e facendoli diventare spesso una dimensione unica, puntualmente vedo la faccia di mio padre e sento la sua voce che mi incita :“Vai! Sempre avanti!” … E’ un incitamento che sprigiona tutta la sua potenza giorno dopo giorno, da sempre e per sempre, senza data di scadenza, e che mi rendo conto essere, proprio ora mentre scrivo, parte importante di quell’ossigeno che permette alle braci di quel famoso fuoco di non morire. MAI. E di ripartire ogni volta con rinnovato vigore. E che forse, il vero senso della vita, uno dei tanti, è proprio questo: continuare a vivere anche quando “vivo” non lo sei più, attraverso ciò che hai seminato, l’esempio che sei stato per i tuoi figli e l’imprinting che gli hai dato, e la forza che possono trarne facendone rivivere il ricordo in ogni aspetto della propria esistenza. Come faccio io con papà ogni volta che lo penso, che gli parlo, che ci litigo, che ne scrivo.

Ciao papi, sei con me anche in questa avventura pazzesca, avevi dubbi?

Nota: so che manca ancora qualche settimana, ma è doveroso da parte mia ringraziare tutti coloro che finora hanno contribuito a questo progetto. A tutti coloro che hanno donato, attraverso la raccolta fondi fb ma anche con offerte date personalmente, va il mio personalissimo, enorme GRAZIE.

Un grazie speciale anche a chi mi ha presa per mano all’inizio, indirizzandomi, consigliandomi, aiutandomi come poteva, e a chi assorbe quotidianamente le mie crisi, continuando a sostenermi, amarmi e a credere in me: la mia famiglia. Eccolo, un altro senso della vita… Vi pare poco? Buone corse a tutti, ma soprattutto, buona vita!




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